Cittadinanzattiva ha presentato oggi il Rapporto PiT Salute 2026, il documento che ogni anno trasforma le storie delle persone in numeri, i numeri in analisi, le analisi in richieste concrete alle istituzioni.
Trent'anni fa nasceva il Progetto Integrato di Tutela, oggi Punti di Intervento e Tutela. Da allora, oltre mezzo milione di cittadini ha trovato nei nostri sportelli un luogo dove essere ascoltato, orientato, difeso. Oggi quell'ascolto si fa rapporto: 14.176 segnalazioni raccolte nel 2025, una fotografia nitida e spesso impietosa dello stato della sanità pubblica italiana.
Le storie che hanno cambiato la storia
Il PiT Salute non è nato da una teoria. È nato da una voce. Poi da un'altra. E da un'altra ancora.
«Vi prego, aiutatemi. Mi chiamo Antonio e pochi giorni fa ho scoperto di avere l'Epatite C, contratta a causa di una trasfusione in ospedale. All'ASL mi rimbalzano da un ufficio all'altro: dicono che non ci sono le prove, che i registri sono andati perduti. Mi trattano come un fastidio, come un errore burocratico da nascondere sotto il tappeto. Sono malato e mi sento completamente abbandonato dallo Stato.»
Era il 1998. Cittadinanzattiva ha raccolto quella e migliaia di altre segnalazioni simili, trasformando una tragedia individuale in una battaglia nazionale. Attraverso pressione costante sulle istituzioni e cause nei tribunali, ha imposto l'applicazione e il rifinanziamento della Legge 210/1992, costringendo lo Stato ad assumersi la responsabilità oggettiva del danno e garantendo il diritto all'indennizzo per tutte le vittime da emotrasfusioni infette.
«Sono Elena. Io e mio marito desideriamo un figlio con tutto il cuore. I medici mi dicono che per colpa della Legge 40 possono produrre solo tre embrioni e hanno l'obbligo di impiantarmeli tutti insieme, subito. Mi sento violata. Lo Stato è entrato nella mia cartella clinica e decide del mio corpo sopra la testa degli stessi medici.»
Era il 2007. Cittadinanzattiva ha guidato il percorso di revisione giudiziaria fino alla Sentenza n. 151/2009 della Corte Costituzionale, che ha rimosso il limite dei tre embrioni e l'obbligo di contemporaneo impianto, restituendo centralità alla salute della donna e alla valutazione medica.
«Mi chiamo Roberto. Mio padre è un malato terminale e passa le notti a urlare dal dolore. Quando chiedo un farmaco più forte, mi rispondono con una scrollata di spalle: dicono che "non c'è più nulla da fare". Io non posso guardare mio padre morire così. È una tortura disumana.»
Era il 2009. Cittadinanzattiva è stata il motore trainante per l'approvazione della Legge 38/2010 sulle Cure Palliative e la Terapia del Dolore — una legge di civiltà che ha sancito il diritto a non soffrire, introducendo la misurazione obbligatoria del dolore in cartella clinica e la rete degli hospice.
«Sono Chiara, madre separata, lavoro part-time. Al CUP mi hanno detto la cifra: oltre al ticket normale, la mia Regione applica un Superticket di 10 euro fisso su ogni ricetta. Quei soldi per me sono la spesa della settimana per i miei figli. Sono uscita dall'ospedale senza prenotare nulla. Devo scegliere se curarmi o dare da mangiare alla mia famiglia.»
Era il 2018. Cittadinanzattiva ha trasformato la rabbia di Chiara in una mobilitazione nazionale. Nel settembre 2020 ha ottenuto la definitiva abolizione del Superticket su tutto il territorio nazionale.
Ogni conquista è nata così: da qualcuno che ha scelto di non stare in silenzio.
Cosa ci dicono i cittadini nel 2025
Oggi quella voce ha un nome nuovo. Si chiama Teresa.
«Ho 74 anni. Il mio cardiologo mi ha firmato una ricetta per una visita urgente, da fare entro 10 giorni. Vado al CUP e mi dicono che non c'è posto. Chiedo di mettermi in lista, ma le agende sono chiuse. Mi sento invisibile e ho paura. L'unica soluzione che mi hanno proposto è la visita a pagamento, in intramoenia. Con la mia pensione non posso permettermelo.»
Il caso di Teresa non è un'eccezione. È la norma. Cittadinanzattiva ha attivato i propri sportelli di tutela, inviato una diffida formale alla direzione sanitaria dell'Azienda e chiesto e ottenuto l'applicazione del percorso di garanzia previsto dalla legge. Teresa ha ottenuto la visita nei tempi corretti. Questa azione quotidiana di presidio ha contribuito a rafforzare i divieti normativi contro la pratica illegale delle agende chiuse, culminati nelle sanzioni previste dalla Legge 107/2024.
Ma il problema resta enorme. Quasi uno su due fra i 14.176 che si sono rivolti a Cittadinanzattiva nel 2025 denuncia difficoltà nell'accedere alle prestazioni sanitarie pubbliche (48,2%). Il 62,2% racconta di tempi incompatibili con i codici di priorità indicati in ricetta. Il 37,2% si è scontrato con agende chiuse o bloccate. I numeri parlano da soli: per una mammografia con codice breve — da erogare entro 10 giorni — l'attesa reale può arrivare a 102 giorni. Per una risonanza magnetica all'encefalo in classe programmata, il picco registrato è di 540 giorni. Per una visita ginecologica di controllo, si attendono fino a 660 giorni: quasi due anni.
Al secondo posto nelle segnalazioni (19,7%) troviamo l'assistenza territoriale: difficoltà a trovare un medico di famiglia, impossibilità di accedere a percorsi psicoterapici nel pubblico, RSA dove la qualità assistenziale si riduce mentre le rette aumentano, un'assistenza domiciliare che somma prestazioni isolate senza costruire un vero progetto di cura.
La terza area, in forte crescita rispetto al 2024, dallo 0,9% al 7%, riguarda l'assistenza protesica. L'entrata in vigore del Decreto Tariffe a gennaio 2025 ha prodotto un effetto a catena: aziende e officine ortopediche che si ritirano dal SSN, ASL impossibilitate ad autorizzare dispositivi di qualità, cittadini a cui viene consegnato un ausilio standardizzato invece di uno adatto alla propria condizione clinica. Il principio della personalizzazione della cura sacrificato in nome di gare d'appalto centralizzate.
Il 14 giugno, la tutela va in piazza
Tre giorni dopo la presentazione del Rapporto, Cittadinanzattiva scende in strada. Il 14 giugno, Giornata Nazionale dei Diritti del Malato, circa 60 presìdi territoriali saranno attivi in tutta Italia: ospedali, piazze, mercati, centri commerciali. I volontari del Tribunale per i diritti del malato saranno lì per ascoltare, orientare, raccogliere nuove segnalazioni e offrire tutela concreta attraverso il Portale pit.cittadinanzattiva.it.
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