Studio di casi sul risparmio energetico negli ospedali

Si tratta della prima indagine sulla produzione e sui consumi di energia da fonti rinnovabili nelle strutture sanitarie italiane condotta da un'organizzazione di cittadini.
Realizzata nell'ambito di un progetto condotto dall'IRES (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali) sul rapporto tra risparmio energetico e famiglie italiane, in collaborazione con diverse associazioni di consumatori e patrocinata dal GSE (Gestore del Servizio Elettrico), la ricerca ha avuto come oggetto la rilevazione di impianti e o apparecchiature adibite alla produzione di energia pulita presenti e attivi nelle strutture sanitarie come ospedali, Asl, ambulatori, ecc.

L'indagine, a carattere sperimentale, si è rivolta a un numero ristrettissimo di strutture ospedaliere diverse per ubicazione geografica, dimensioni e tipo di strutture. Le realtà monitorate sono state: l'Ospedale San Raffaele di Milano, l'Ospedale Sant'Orsola di Bologna e il complesso ospedaliero della Asl di Foggia.
Dalla rilevazione è apparso evidente che l'implementazione di strumenti efficienti ed efficaci di risparmio energetico nelle strutture ospedaliere è subordinata alla capacità delle amministrazioni sanitarie di farsi carico autonomamente, soprattutto economicamente, del problema, forse a causa della scarsa attenzione e tempestività dei legislatori regionali. Seppur evidente la tendenza ad operare investimenti tecnologici per migliorare la qualità della degenza, emerge inequivocabile la scarsa attenzione delle amministrazioni nei confronti di azioni verso il personale di formazione, informazione e educazione a comportamenti responsabili nell'uso quotidiano dell'energia.


Nella sezione Approfondimenti è possibile consultare il Rapporto sul risparmio energetico negli ospedali.


Anno di realizzazione: 2005/2007

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Con il sostegno di
GSE-Gestore del Servizio Elettrico.

Redazione Online
Siamo noi, quelli che ogni giorno scovano e scrivono forsennatamente notizie di diritti e partecipazione. Non solo le nostre, perché la cittadinanza attiva è bella perché è varia. Età media: 33 anni, provenienza disparata....

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