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A seguito di una nuova ispezione svolta il 10 aprile scorso presso il Centro di Permanenza per il Rimpatrio di via Corelli a Milano, è stata inviata una diffida formale dall'europarlamentare Cecilia Strada e diversi Consiglieri regionali e municipali al Sindaco di Milano per chiedere l'immediata chiusura del CPR. Le ragioni alla base della diffida sono le continue, palesi violazioni dei diritti fondamentali delle persone trattenute, tra cui il diritto alla salute, alla difesa, all’informazione, alla comunicazione e a condizioni di vita dignitose, affiancate da criticità strutturali, episodi di violenza, autolesionismo e tentativi di suicidio. Inoltre, oltre il 50% delle persone trattenute si trova nella struttura unicamente per mancanza di documenti, senza aver commesso alcun reato.

A supportare l'iniziativa dal punto di vista legale c'è la recente sentenza 96/2025 della Corte Costituzionale, la quale ha certificato un grave vuoto normativo che pone di fatto i CPR al di fuori di un chiaro perimetro di legge, in aperto contrasto con la Costituzione e con i valori dello Statuto dello stesso Comune. L'obiettivo dell'azione è abbattere quello che viene definito un "muro istituzionale" e spingere l'amministrazione cittadina ad assumere una posizione netta contro la normalizzazione di questi spazi di detenzione. A partire dalla consegna del documento, il Sindaco ha novanta giorni di tempo per chiedere formalmente al Ministero dell'Interno la chiusura della struttura, esigendo anche i danni d'immagine per la città. Questa azione non è esclusivamente istituzionale, ma si inserisce nel solco delle azioni popolari e chiama a raccolta l'intera società civile, permettendo a tutti i cittadini di sostenere attivamente l'istanza firmando l'apposita petizione online. Leggi di più e firma la petizione

Valentina Ceccarelli

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