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Il 12 febbraio il Tribunale di Torino ha pronunciato la sentenza sulla morte di Moussa Balde, un giovane cittadino guineano che nel maggio 2021 si tolse la vita mentre si trovava in isolamento nel Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) di Torino. Il giudice ha riconosciuto la responsabilità penale della direttrice della struttura e della società incaricata della gestione del Centro, disponendo un risarcimento per la parti civili costituite, tra cui l’Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI).

Si tratta di una sentenza molto importante, perché rappresenta non solo un riconoscimento di responsabilità individuali, ma anche una censura più ampia del sistema della detenzione amministrativa, mettendo in evidenza le innumerevoli criticità strutturali già denunciate da anni: carenze regolamentari, insufficiente supervisione pubblica e condizioni lesive della dignità delle persone trattenute. La pronuncia evidenzia altresì come, pur a fronte della condanna legata alla gestione privata del centro, esista una responsabilità istituzionale della Prefettura e del Ministero dell’Interno nella vigilanza sui CPR, ribadendo che la delega a soggetti privati non esonera lo Stato dagli obblighi di tutela della vita e della salute. Leggi di più

Valentina Ceccarelli

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