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Comunicati

Per tre cittadini su cinque consumare in modo sostenibile costa troppo.

Dal greenwashing alle truffe online, dalle bollette alla riparazione: il I Rapporto civico sul consumerismo sostenibile fotografa le nuove vulnerabilità dei consumatori. Cittadinanzattiva propone una nuova Carta dei diritti del cittadino-consumatore.

Consumare in modo sostenibile è una scelta sempre più sentita, ma nella pratica a limitarla sono spesso prezzi, difficoltà di accesso ai servizi, scarsa trasparenza delle informazioni e rischi digitali.

Il dato forse più significativo riguarda la distanza tra sensibilità ambientale e possibilità concreta di trasformarla in una scelta di consumo. Il 65,6% dei cittadini considera i problemi ambientali una vera emergenza, ma il 58,7% indica il costo dei prodotti sostenibili come il principale ostacolo a consumi più responsabili. Il prezzo emerge dunque come uno dei fattori più rilevanti nel passaggio dalle intenzioni alle scelte effettive, mostrando come la sostenibilità non possa essere affidata alla sola responsabilità individuale del consumatore.

Il 64,1% non sa a chi rivolgersi contro una comunicazione ambientale fuorviante, il 76% non conosce i sistemi “uno contro uno” e “uno contro zero” per i RAEE e oltre il 70% si sente esposto alle frodi digitali.

È il quadro che emerge dal I Rapporto civico sul consumerismo sostenibile di Cittadinanzattiva, presentato oggi nell’ambito del progetto Vita da Generazione SpreK.O., finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, D.D. 12 maggio 2025. Il Rapporto mette in relazione evidenze provenienti da consultazioni civiche, rapporti e percorsi di ascolto su alcuni dei principali ambiti della vita quotidiana: acquisti e riparazione dei prodotti, alimentazione e spreco, acqua e rifiuti, energia, frodi online, piattaforme digitali e intelligenza artificiale.

 

RIPARARE? SÌ, MA SOLO SE CONVIENE

Lo stesso meccanismo emerge quando un prodotto si rompe. Il 46,1% dei partecipanti sceglie la riparazione soprattutto quando costa meno della sostituzione. A incidere sono anche la disponibilità dei ricambi, la facilità di trovare un riparatore e il modo in cui il bene è stato progettato.

Proprio mentre l’Europa rafforza il diritto alla riparazione e introduce strumenti come il Passaporto digitale del prodotto, il Rapporto registra inoltre una conoscenza ancora limitata dei nuovi diritti legati alla transizione verde.

Sul fine vita dei prodotti, il 76% dei partecipanti non conosce i sistemi “uno contro uno” e “uno contro zero” per il conferimento dei RAEE, mentre le difficoltà relative alla raccolta di rifiuti elettronici e tessili risultano segnalate soprattutto nel Sud e nelle Isole.

 

GREENWASHING: IL 64,1% NON SA A CHI RIVOLGERSI

Sempre più prodotti vengono presentati attraverso dichiarazioni ambientali, certificazioni e promesse di sostenibilità. Ma distinguere un vantaggio reale da un messaggio commerciale non è sempre semplice.

Il 40,4% dei partecipanti chiede controlli periodici e il 34,6% sanzioni più dissuasive contro il greenwashing. Ma il 64,1% non saprebbe a chi rivolgersi davanti a una comunicazione aziendale fuorviante.

Un dato particolarmente rilevante alla vigilia dell’applicazione, dal 27 settembre 2026, delle nuove disposizioni italiane ed europee contro le dichiarazioni ambientali generiche e non adeguatamente dimostrate.

 

CIBO: SOSTENIBILITÀ E CONOSCENZE NON SEMPRE VANNO DI PARI PASSO

Anche a tavola emerge uno scarto tra percezione, conoscenza e possibilità concreta di scelta.

Il 54% dei partecipanti dichiara di seguire già una dieta sostenibile e un altro 33% vorrebbe adottarla. Ma il 79% non individua la corretta ripartizione calorica di una dieta bilanciata.

Pesano inoltre i prezzi: tra ottobre 2021 e ottobre 2025, i prezzi dei beni alimentari sono aumentati del 24,9%, quasi otto punti percentuali in più rispetto all’incremento generale dei prezzi al consumo, pari al 17,3%.

Sul fronte dello spreco, il 74% attribuisce al consumatore un ruolo chiave, ma il 47% si percepisce passivo e soltanto il 31% ritiene di poter incidere molto. Il dato rafforza la necessità di affiancare alle pratiche individuali interventi sull’offerta, sulla distribuzione e lungo l’intera filiera.

 

ACQUA E RIFIUTI, LE DIFFERENZE TERRITORIALI RESTANO FORTI

Il luogo in cui si vive continua a incidere sia sul costo sia sulla qualità dei servizi.

Nel 2025 una famiglia di tre persone in un’abitazione di 100 metri quadrati ha speso mediamente per i rifiuti 290 euro al Nord, 364 euro al Centro e 385 euro al Sud. Soltanto il 57% dei consumatori giudica adeguato il rapporto tra TARI e prestazione ricevuta.

Per l’acqua, nel 2025 la spesa media annua per una famiglia di tre persone con un consumo di 182 metri cubi è stata pari a 705 euro al Centro, 484 euro al Nord e 468 euro al Sud e nelle Isole.

Sul fronte delle perdite di rete, i dati riferiti al 2022 riportati nel Rapporto mostrano invece il valore più elevato al Sud e nelle Isole, pari al 51,2%, contro il 43,9% del Centro e il 35,4% del Nord. I due dati si riferiscono ad anni diversi e non consentono di stabilire una relazione diretta tra costo e perdite.

A livello nazionale, il 35,4% risulta insoddisfatto della comprensibilità delle bollette dell’acqua, percentuale che supera il 40% al Centro, al Sud e nelle Isole.

 

LUCE E GAS: TELEMARKETING PERVASIVO, IL 14,1% HA ATTIVATO UN CONTRATTO SENZA VOLERLO

Nel mercato energetico, alla difficoltà di comprendere bollette e offerte si aggiunge la pressione commerciale.

Il 50,9% dei partecipanti dichiara di ricevere spesso telefonate, messaggi o visite commerciali non richieste e un altro 31,9% qualche volta. Il 74,2% giudica queste comunicazioni aggressive o insistenti.

Ancora più significativo il dato sui contratti: il 14,1% dichiara di aver aderito a un nuovo contratto senza volerlo a seguito di una proposta telefonica o porta a porta, mentre il 46,6% afferma di non saper sempre distinguere un’offerta affidabile da una truffaldina.

Dal 19 giugno 2026, per luce e gas, è vietato proporre telefonicamente o tramite messaggi contratti senza una richiesta del cliente o un consenso specifico e documentabile.

 

SEMPRE CONNESSI, MA FORTEMENTE ESPOSTI ALLE FRODI

La vulnerabilità del consumatore si sposta sempre più anche online.

Tra i partecipanti alla consultazione su competenze digitali e frodi online, il 96,3% utilizza Internet ogni giorno, il 75% si collega prevalentemente dallo smartphone e il 92,5% usa i social network. Eppure oltre il 70% si sente abbastanza o molto esposto alle frodi.

Email, SMS, messaggistica, telefonate, siti di acquisto, app e pagamenti digitali diventano così contemporaneamente strumenti della quotidianità e potenziali porte di ingresso per frodi e pratiche scorrette.

Secondo il Rapporto, alla prudenza del singolo devono quindi affiancarsi sistemi di allerta, procedure rapide di blocco e assistenza e modalità verificabili di identificazione degli operatori.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE: SÌ ALL’INNOVAZIONE, MA CON CONTROLLO UMANO E POSSIBILITÀ DI CONTESTARE

La diffusione dell’intelligenza artificiale apre un nuovo fronte nella tutela dei consumatori. L’81,1% dei cittadini pensa di aver già utilizzato servizi basati su questa tecnologia, mentre l’11,7% non sa riconoscerli.

La fiducia, però, è condizionata alla possibilità di mantenere un controllo. In particolare, in una scala da 1 a 5, i cittadini valutano fondamentale la supervisione umana (4,25 su 5), la possibilità di contestare una decisione automatizzata (4,07) e la trasparenza dei meccanismi decisionali (3,89).

 

LE QUATTRO BARRIERE CHE LIMITANO LE SCELTE

Il Rapporto individua, dunque, quattro grandi barriere che possono ostacolare le scelte dei cittadini-consumatori e spesso sommarsi tra loro: economica, informativa, digitale-cognitiva e territoriale-organizzativa. Queste barriere producono tre scarti ricorrenti: tra sensibilità ambientale e possibilità economica di agire di conseguenza; tra uso quotidiano del digitale e capacità di controllo; tra diritti riconosciuti e possibilità concreta di attivarli.

<<La sostenibilità dei consumi non può essere affidata esclusivamente alla responsabilità individuale. Richiede invece mercati nei quali le alternative siano economicamente accessibili, le informazioni utilizzabili, i servizi verificabili e le tutele realmente attivabili>> dichiara Tiziana Toto, Responsabile nazionale delle politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva. <<Non basta chiedere alle persone di consumare in modo più responsabile se i prodotti riparabili restano troppo costosi, se i servizi essenziali registrano profonde disuguaglianze territoriali o se gli ambienti digitali espongono continuamente a frodi, profilazioni opache e disinformazione. È tempo di passare dagli appelli alla responsabilità individuale ad un piano di diritti verificabili e di responsabilità operative attribuite a imprese, piattaforme e istituzioni. La qualità della transizione ecologica e digitale deve essere misurata sulla sua capacità di garantire lo sviluppo umano integrale, tutelando la dignità delle persone, la giustizia sociale e l'accesso equo ai beni fondamentali senza lasciare indietro nessuno».

 

UNA NUOVA CARTA DEI DIRITTI DEL CITTADINO-CONSUMATORE

L'attuazione dei diritti viene declinata su tre livelli di priorità: le “urgenze di esigibilità” a breve termine (semplificazione di bonus e reclami, trasparenza dei prezzi), le “riforme strutturali” a medio termine (prodotti riparabili, riduzione dei divari territoriali) e i “presìdi democratici permanenti” (dati comparabili, osservatori civici). Il documento stabilisce quadri di responsabilità distinti e operativi per istituzioni e regolatori, imprese e piattaforme, associazioni civiche, media e scuole.

Da qui la proposta centrale del Rapporto: l’aggiornamento della Carta dei diritti del cittadino-consumatore, elaborata da Cittadinanzattiva nel 2000 e già aggiornata nel 2008.

La nuova Carta individua dieci diritti adeguandoli alla trasformazione digitale ed ecologica dei mercati: dell'accesso equo ai beni e ai servizi essenziali al diritto a informazioni comprensibili e confrontabili; dalla sostenibilità economica alla durabilità e alla riparazione dei prodotti; dalla sicurezza digitale e dal controllo dei dati alla supervisione umana sulle decisioni automatizzate; fino a una tutela semplice e tempestiva e al diritto alla partecipazione civica e al controllo democratico.

Tutti i materiali sono disponibili sul sito web www.generazionespreko.it.

Il I Rapporto civico sul consumerismo sostenibile è stato realizzato nell’ambito del progetto Vita da Generazione SpreK.O., finanziato dal MIMIT., D.D. 12 maggio 2025.

Il documento integra diverse fonti civiche e rilevazioni, fra cui le consultazioni di Cittadinanzattiva su economia circolare e consumi sostenibili (1.813 partecipanti), competenze digitali e frodi online (1.783), sostenibilità energetica (2.316) e nutrizione sostenibile e lotta agli sprechi (3.978), oltre alla consultazione civica sull’intelligenza artificiale (1.110 partecipanti), realizzata nell’ambito del progetto Tu che ne sAI? da Adoc, Cittadinanzattiva, Federconsumatori, U.Di.Con e Unione Nazionale Consumatori. Il Rapporto utilizza inoltre le evidenze dei Rapporti Acqua e Rifiuti di Cittadinanzattiva.

Ufficio Stampa

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