La lotta agli sprechi riveste un ruolo strategico per rendere il sistema agro-alimentare più sostenibile dalla produzione al consumo. Lo spreco alimentare infatti continua a rappresentare una delle principali sfide ambientali ed economiche dell’Unione Europea e dell’Italia.
Ma cosa si intende per spreco alimentare? In una accezione ampia, possiamo intendere tutti i prodotti scartati lungo la filiera. Prodotti che per ragioni economiche, estetiche, di gusto o per la prossimità della scadenza di consumo, sono destinati ad essere eliminati o smaltiti, nonostante siano perfettamente commestibili.
Più in dettaglio, il concetto generico di spreco alimentare può essere declinato in perdita, spreco ed eccedenza a seconda della fase del sistema in cui si genera:
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le perdite alimentari indicano il cibo che si perde lungo la filiera prima della distribuzione (raccolta, post-raccolta, trasformazione/preparazione) e che quindi non raggiunge il mercato. Visita il sito FAO per maggiori informazioni;
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lo spreco in senso stretto riguarda il cibo perso principalmente a valle della filiera, ossia a livello di distribuzione, servizi di ristorazione e consumo domestico;
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l’eccedenza invece riguarda prodotti finiti e confezionati che per problemi di produzione eccessiva o di prossimità alla scadenza non possono essere venduti seppur perfettamente commestibili.
Dagli ultimi dati europei disponibili, dati Eurostat 2023 pubblicati nel 2025, emerge che la fase del consumo domestico è quella dove si genera la maggior parte di rifiuti alimentari (circa il 53% del totale). Ad incidere in questa fase sono principalmente le preferenze dei consumatori, i comportamenti e le abitudini scorrette.
Al fine di favorire l’adozione e il rinforzo di comportamenti e abitudini “anti-spreco”, proponiamo di seguito il decalogo antispreco redatto da ENEA, che offre utili consigli di buon senso che sarebbe bene applicare:
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Valuta il più possibile il quantitativo di cibo che può essere realmente consumato in un pasto medio e aiutati con la lista della spesa: potrà essere utile per evitare avanzi (e i conseguenti sprechi).
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Quando fai la spesa, controlla la scadenza dei prodotti, pensando a quando utilizzarli: il mancato consumo si traduce automaticamente in uno spreco.
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Fai attenzione alle etichette: scegli prodotti che riportano informazioni su tecnologie o ingredienti che aiutano a limitare lo spreco alimentare. Il latte ad esempio può essere sottoposto a processi (come la pastorizzazione ESL, Extended Shelf Life, o la microfiltrazione) che ne mantengono inalterate tutte le proprietà estendendone notevolmente la “vita sullo scaffale”; alcuni prodotti come biscotti, grissini, fette biscottate vengono arricchiti con aromi di origine vegetale estratti con processi sostenibili che prevengono l’irrancidimento in modo naturale e sicuro.
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Cerca di scegliere prodotti con indicato il destino della confezione a ‘fine vita’: così contribuirai a ridurre la quantità di indifferenziata nell‘immondizia.
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Preferisci il biologico, in quanto l’agricoltura bio riduce i consumi energetici di agricoltura e industria alimentare di almeno il 25%, le emissioni di Co2 e non inquina le falde acquifere perché non impiega fertilizzanti e fitosanitari di sintesi.
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Nel preparare le vivande con alcuni semplici accorgimenti puoi migliorare la conservazione dei cibi: ad esempio, insalate o verdure vanno condite solo al momento di servirle, così si mantengono più a lungo e possono essere consumate in pasti successivi.
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Crea nuove pietanze utilizzando gli avanzi di cucina, con fantasia e creatività.
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In occasione di feste e ricevimenti, valuta se gli avanzi possono essere consumati a breve e invita gli ospiti a portare con loro parte di quello che è avanzato.
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Informati sui programmi contro lo spreco alimentare della tua città, oppure organizzati per donare il surplus alimentare alle onlus che raccolgono gli avanzi di cibo “buono” e lo redistribuiscono a chi ne ha bisogno.
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Metti gli avanzi di cibo (insieme agli shopper in bioplastica biodegradabile e compostabile!) nella raccolta dell’umido: si trasformeranno in ottimo compost che ha un “valore” sia in termini di minori spese di smaltimento (ogni tonnellata di frazione organica in discarica costa alla comunità circa 200 euro, cioè il 50% delle spese totali per la gestione dei rifiuti), sia in termini di mancato guadagno derivante dalla commercializzazione del compost (che può variare da 20€/ton per i prodotti all’ingrosso a circa 3€ per Kg per prodotti venduti al minuto).
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