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Approfondimenti

Esiste un solo pianeta, eppure da qui al 2050 il mondo consumerà risorse pari a tre pianeti”. Con queste parole inizia la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio “Un nuovo piano d’azione per l’economia circolare” - COM (2020) 98 final.

Nel 2022 l’Europa ha consumato tutte le risorse disponibili per l’anno in corso già il 28 luglio (giorno in cui è caduto l’Overshoot day). L’Italia le ha terminate addirittura prima: il 15 maggio. Per saperne di più

Nella citata comunicazione si legge della necessità di dover accelerare la transizione verso un modello di crescita rigenerativo che restituisca al pianeta più di quanto prenda, adoperandosi a favore del mantenimento del consumo di risorse entro i limiti del pianeta, riducendo il più possibile l’impronta dei consumi.

Il piano d’azione per l’economia circolare presenta una serie di iniziative collegate tra loro volte a rendere i processi produttivi più circolari, e quindi sostenibili, e a trasformare i modelli di consumo in modo da evitare innanzitutto la produzione di rifiuti.

Tra i diversi ambiti nei quali si ritiene urgente dover intervenire, è annoverato anche il settore alimentare.

Come si legge nella strategia “Dal produttore al consumatore” - COM (2020) 381 final, gli attuali modelli di consumo alimentare sono insostenibili sia dal punto di vista della salute sia dal punto di vista ambientale. Nell’UE l’assunzione media di energia e il consumo medio di carni rosse, zuccheri, sale e grassi continuano ad eccedere i livelli raccomandati, mentre il consumo di cereali integrali, frutta e verdura, legumi e frutta secca è insufficiente. Nel complesso i regimi alimentari europei non sono in linea con le raccomandazioni nutrizionali nazionali. Se tali regimi fossero conformi alle raccomandazioni nutrizionali, l’impronta ambientale dei sistemi alimentari sarebbe notevolmente ridotta.

Agevolare scelte di consumo di alimenti sani e sostenibili andrebbe a vantaggio della salute e della qualità della vita dei consumatori e ridurrebbe i costi sanitari per la società. Come si legge nella comunicazione, la sfida di realizzare sistemi alimentari sostenibili va affrontata in modo globale, riconoscendo i legami inscindibili tra persone sane, società sane e un pianeta sano.

Tutti gli attori della filiera alimentare dovrebbero considerare il proprio ruolo e le proprie responsabilità: la produzione, la trasformazione, la vendita al dettaglio, l’imballaggio e il trasporto di prodotti alimentari contribuiscono significativamente all’inquinamento dell’aria, del suolo e dell’acqua e alle emissioni di gas a effetto serra, oltre ad avere un profondo impatto sulla biodiversità. Attore centrale di questo sistema è il consumatore, da non intendersi più come destinatario passivo delle azioni degli altri attori, ma come soggetto attivo che, adottando un comportamento di scelta e di consumo consapevole diventa determinante nel ri-orientare la filiera in chiave circolare.

 

Il ruolo del cittadino-consumatore

  1. La scelta

Ogni cittadino può contribuire a determinare la direzione in cui far marciare l’economia a partire dalla scelta di cosa mangiare ogni giorno.

Il consumatore consapevole infatti può:

  1. contribuire, con le proprie scelte di acquisto, a privilegiare le produzioni orientate alla circolarità, e quindi più sostenibili;
  2. influire direttamente sull’impatto ambientale di un genere alimentare, sia nel modo in cui lo consuma, ad esempio nelle sue preparazioni domestiche, sia a fine vita, ad esempio nel modo di riutilizzare gli avanzi e smaltire i rifiuti (organici e del confezionamento);
  3. può influenzare le persone della sua rete sociale fornendo un esempio da seguire

Il consumatore può esercitare il suo potere nello scegliere cosa comprare e dove comprarlo.

Non va dimenticato infatti il ruolo attivo che anche chi opera nel settore della distribuzione può svolgere. Ad esempio, nel caso in cui si compiano i propri acquisti in catene della distribuzione organizzata, è utile non dimenticare il contributo strategico che questi grandi player possono offrire per migliorare i comportamenti di consumo posti in essere da parte dei cittadini:

  • fornendo informazioni chiare ai consumatori sull’impatto dei loro acquisti e sulle corrette modalità di conferimento di particolari rifiuti (es. oli esausti da uso domestico);
  • supportando in maniera diretta la raccolta di alcuni rifiuti (es. oli esausti, plastica, vetro, ecc.) allestendo dei punti di raccolta dedicati presso i propri punti vendita.

Inoltre, il Distributore può contribuire in maniera determinante alla circolarità dei processi di produzione:

  • promuovendo maggiore qualità e impatto zero dei prodotti commercializzati con il proprio marchio, valorizzando filiere produttive sostenibili e circolari;
  • adottando programmi di riduzione degli imballaggi sui prodotti a marca del distributore;
  • promuovendo una logistica efficiente, utilizzando mezzi a basso impatto ambientale e che viaggino a pieno carico;
  • adottando programmi di riduzione degli sprechi alimentari e di donazione delle eccedenze.

Nello scegliere cosa mangiare, il consumatore può orientare le sue preferenze verso prodotti con un minor impatto ambientale (ad esempio provenienti da filiere produttive certificate e sostenibili o privilegiando, dove possibile, il km0) e, nel complesso più sostenibili (ad esempio prediligendo produttori che rispettano i diritti dei lavoratori, che contribuiscono allo sviluppo delle comunità locali, ecc.).

Non dimentichiamo inoltre che adottare un regime alimentare più salutare, cioè in linea con le raccomandazioni nutrizionali nazionali, significherebbe anche contribuire considerevolmente alla riduzione dell’impronta ambientale dei sistemi alimentari.

A riguardo, è di fondamentale importanza fornire ai consumatori informazioni chiare che rendano loro più semplice scegliere regimi alimentari sani e sostenibili, a vantaggio della loro salute e della loro qualità della vita, contribuendo così a ridurre anche i costi sanitari. Per dare ai consumatori gli strumenti necessari per compiere scelte alimentari consapevoli, la Commissione europea sta lavorando ad un’etichettatura nutrizionale. In proposito il dibattito risulta ancora aperto con posizioni differenti a riguardo da parte dei paesi membri. Alcuni paesi infatti appoggiano la proposta dell’Italia del sistema NUTRINFORM, il quale lega l’informazione delle caratteristiche nutrizionali al concetto di porzione giornaliera, nel rispetto di quanto previsto dalla dieta mediterranea; altri invece appoggiano la posizione del NUTRISCORE, che utilizza i colori dal verde al rosso, agganciando l’informazione nutrizionale ai 100gr del prodotto, svincolandolo quindi dal concetto di porzione giornaliera consigliata. Per maggiori informazioni leggi il nostro approfondimento

  1. La lotta agli sprechi

Il consumatore può avere un ruolo attivo anche nel contrastare gli sprechi alimentari. La lotta contro le perdite e gli sprechi alimentari è fondamentale per conseguire la sostenibilità. La riduzione degli sprechi alimentari comporta risparmi per i consumatori e gli operatori, e il recupero e la ridistribuzione delle eccedenze alimentari, che altrimenti andrebbero sprecate, ha un’importante impatto sociale. In proposito, la Commissione europea si è impegnata a dimezzare lo spreco alimentare pro capite a livello di vendita al dettaglio e dei consumatori entro il 2030, coerentemente a quanto previsto dal target 3, del goal 12 dell’Agenda 2030 (Consumo e produzione responsabili).

In proposito è interessante ricordare che, secondo un’indagine recentemente condotta dal Centro di ricerca alimenti e nutrizione - CREA, esisterebbe una correlazione virtuosa tra scelte alimentari sane e sostenibili e riduzione degli sprechi. In estrema sintesi, l’indagine evidenzia come chi segue una alimentazione più sana e sostenibile sprechi anche meno cibo.

La perdita e lo spreco di cibo sono un problema che deve essere affrontato con urgenza a causa delle sue implicazioni sociali, economiche e ambientali. Da non trascurare che la riduzione degli sprechi ha un impatto diretto anche sulla riduzione della produzione dei rifiuti, infatti, il principale settore responsabile della generazione di rifiuti lungo la filiera alimentare è quello dei consumi domestici. Secondo stime recenti, il 17% del cibo disponibile viene sprecato a livello globale, di cui il 61% costituisce rifiuti alimentari domestici.

  1. Il conferimento dei rifiuti

Dopo aver scelto in maniera oculata il proprio cibo e averlo consumato riducendo gli sprechi, il consumatore ricopre ancora un ruolo strategico nel corretto conferimento dei rifiuti prodotti nell’ambito delle sue attività domestiche (ad esempio gli imballaggi che conservano il cibo). A riguardo, è certamente importante ridurre i propri consumi per ridurre la quantità di rifiuti, ma è altrettanto importante conferire correttamente le diverse tipologie di rifiuti per consentirne il miglior riciclaggio possibile.

In proposito ricordiamo che, nel 2020 (dati ISPRA), la percentuale di preparazione per il riutilizzo e il riciclo si è attestata al 54,4%, quindi in linea con l’obiettivo (50% entro il 2020 - direttiva 2008/98/CE5). Persiste però una forbice tra percentuale di raccolta differenziata (attualmente al 63%) e tassi di riciclaggio, a riprova del fatto che la raccolta rappresenta uno step di primaria importanza per garantire l’ottenimento di flussi omogenei e di maggior qualità, il cui sviluppo deve essere tuttavia necessariamente supportato dalla disponibilità di un adeguato sistema impiantistico di gestione.

È interessante porre attenzione, inoltre, anche sull’importanza del comportamento del consumatore nello smaltire correttamente particolari categorie di rifiuti domestici alimentari, come ad esempio gli oli esausti, potenzialmente molto inquinanti. Da una nostra recente indagine, condotta nel 2021 in collaborazione con l’I­stituto di Management della Scuola Supe­riore Sant’Anna, il 41% delle persone intervistate dichiara di non conferire correttamente, se non raramente, gli oli vegetali esausti.

Secondo il rapporto “Italia del Riciclo” il 62% degli oli vegetali esausti prodotti deriva da attività domestiche e, secondo stime Conoe (Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti), ne viene raccolto solo il 5%, con conseguenze negative sia sull’ambiente (1kg di olio inquina fino a 1.000mq di acqua) che sull’economia (da 100kg di olio si ottengono fino a 65kg di olio lubrificante e sono possibili anche altri usi, ad esempio nella biocosmesi, nella produzione di saponi e inchiostri).

Per una panoramica completa su come è organizzato in Italia il servizio di gestione rifiuti urbani, la governance e le politiche tariffarie applicate, è possibile consultare il nostro Dossier Rifiuti 2022 .

 

Al fine di favorire il corretto conferimento dei rifiuti (gli imballaggi degli alimenti) è fondamentale fornire al consumatore una corretta informazione attraverso la definizione di una etichettatura chiara e comprensibile. A riguardo, con il dlgs 116/2020 (che recepisce la Direttiva UE 2018/851 sui rifiuti e la Direttiva UE 2018/852 relativa agli imballaggi e ai rifiuti di imballaggio) è stato introdotto l’obbligo di etichettatura ambientale per tutti gli imballaggi immessi al consumo in Italia. Il Decreto Legge c.d. Milleproroghe, come convertito in legge, ha disposto, come già fatto precedentemente da ulteriori provvedimenti normativi, la sospensione dell’obbligo di etichettatura ambientale degli imballaggi fino al 31 dicembre 2022 con possibilità di esaurimento scorte già immesse sul mercato e/o etichettate al 1° gennaio 2023. In estrema sintesi, gli imballaggi destinati al consumatore dovranno obbligatoriamente fornire l’indicazione circa il materiale di com­posizione (ai sensi della Decisione 129/97/CE), e le istruzioni sul corretto conferimento a fine vita.

Ci sono poi anche informazioni che volontariamente le imprese possono prevedere sull’etichetta­tura dei loro imballaggi:

  • le istruzioni per una raccolta differenziata di qualità;
  • i marchi ambientali di tipo I, cioè le Etichette Ambientali sottoposte a certificazione esterna;
  • i marchi ambientali di tipo II, cioè le asserzioni ambientali autodichiarate;
  • i marchi ambientali di tipo III, cioè le Etichette ambientali che prevedono parametri sta­biliti e sottoposte a un controllo indipen­dente.

 

  1. Attivismo e partecipazione

Il contributo del cittadino all’economia circolare può venire anche dal partecipare in maniera attiva e pro-attiva alla vita pubblica, offrendo il proprio contributo fattivo per la definizione della qualità del servizio di gestione dei rifiuti e per il suo monitoraggio, come previsto dal comma 461, legge 244/2007. Tale comma prevede infatti che, al fine di tutelare i diritti dei consumatori e degli utenti dei servizi pubblici locali e di garantire la qualità, l’universalità e l’economicità delle relative prestazioni, in sede di stipula dei contratti di servizio gli enti locali sono tenuti a:

  • prevedere l’obbligo, da parte del soggetto gestore, di emanare una “Carta della qualità dei servizi”, da redigere e pubblicizzare in conformità ad intese con le associazioni di tutela dei consumatori;
  • prevedere che sia periodicamente verificata, con la partecipazione delle associazioni dei consumatori, l’adeguatezza dei parametri quantitativi e qualitativi del servizio erogato fissati nel contratto di servizio alle esigenze dell’utenza cui il servizio stesso si rivolge, ferma restando la possibilità per ogni singolo cittadino di presentare osservazioni e proposte in merito.
Cinzia Pollio

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