I detenuti stranieri sono 17.679, rappresentano il 32% della popolazione carceraria e provengono soprattutto dai Paesi del nord Africa, dall’Albania e dalla Romania. A parità di pena, statisticamente restano in carcere più a lungo degli italiani perché non riescono ad accedere alle misure alternative e per le molteplici difficoltà legate alla lingua ed ai difficili rapporti familiari, data la lontananza dai propri cari.

E’ quanto emerso dal lavoro degli Stati generali sull’esecuzione penale, il percorso avviato dal Ministero della Giustizia per portare concretamente a definire un nuovo modello di esecuzione penale e una migliore fisionomia del carcere, più dignitosa per chi vi lavora e per chi vi è ristretto. Sono stati previsti diciotto Tavoli di lavoro tematici ed il Tavolo 7 si è dedicato al tema “Stranieri ed esecuzione penale”, centrando bisogni ed obiettivi. Per far fronte al "supplemento di afflittività" a cui i detenuti stranieri sono sottoposti, il Tavolo tematico ha individuato vari percorsi, proponendo, ad esempio, di facilitare e sostenere i legami familiari attraverso colloqui telefonici via Skype, potenziare i corsi di alfabetizzazione e diminuire i trasferimenti, a cui gli stranieri sono più frequentemente soggetti non essendovi problemi di vicinanza al nucleo familiare. Approfondisci

Valentina Ceccarelli
Classe '78, romana e romanista doc. Laureata in Giurisprudenza, è a Cittadinanzattiva dal 2009. Impegnata nella tutela dei diritti dei cittadini, è consulente del Pit Unico e si occupa delle tematiche di Giustizia per la newsletter. Appassionata di libri, cucina e danza orientale, è convinta che il mondo non si possa cambiare restando seduti.

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