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Un parcheggio e la sua mole di automobili. Un parcheggio che in tempi di coronavirus fa riflettere e mette in condizione le realtà associative di chiedere un altro modello di sviluppo per la mobilità collettiva. Sono 28 le associazioni che si sono riunite al fine di chiedere il ripensamento dei modelli di progettazione urbanistica.

“In queste lunghe e surreali giornate, in cui si stanno consumando purtroppo anche tante tragedie familiari, risulta evidente la fragilità di un sistema nato sull’illusione di una crescita senza limiti in un ambiente per sua natura limitato. Niente potrà essere più come prima! Stiamo ignorando da oltre 50 anni la comunità scientifica internazionale che parla di evidente crisi ambientale, una crisi che minaccia l’esistenza dell’intera comunità mondiale. Molti studi scientifici concordano nel ritenere che la pandemia è strettamente connessa alla crisi ambientale.

A livello mondale solo l’8% della popolazione respira un’aria che rispetta gli standard dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La stessa organizzazione ritiene che il 25% delle patologie degli adulti e il 33% di quelle dei bambini sotto i 5 anni siano attribuibili a fattori ambientali. Registriamo un livello di CO2, mai così alto da 800.000 anni, miscele di sostanze velenose, PM10 e PM2,5 derivanti dalla combustione delle fonti fossili, con limiti spesso troppo permissivi in quanto incapaci di valutare il sinergismo che ne esalta il potere tossico, uso di migliaia di sostanze chimiche di cui solo una parte testate per gli effetti sulla salute, allevamenti e agricoltura intensivi insostenibili, deforestazione, perdita di biodiversità, ecc… Quando l’emergenza sarà passata, dovremo ricordarci che è bastato un breve intervallo di tempo per attenuare l’inquinamento della pianura Padana e per riassaporare suoni naturali normalmente soffocati dal rumore incessante del traffico. Ovviamente non sarà semplice e scontato e spetterà alla politica, quella con una chiara visione, guidare la comunità attraverso un cammino inesplorato che riporti al centro il benessere della comunità, con scelte lungimiranti e non sempre capaci di raccogliere subito il consenso, ma scelte indubbiamente ed eticamente giuste e inevitabili.

Per tutto questo chiediamo al Comune di fermarsi a riflettere.

Tutto questo non può non determinare un ripensamento operativo sull’intera progettazione della mobilità urbana, capace di avviare quel processo virtuoso di disintossicazione della città da una mobilità privata ormai insostenibile, anche per le stesse strutture viarie. Non lo chiediamo per i valori delle Associazioni/Gruppi/Movimenti che rappresentiamo, ma come persone che sono parte attiva della comunità che vive questa bellissima città, a difesa anche di tutte le cose positive che in questi anni le istituzioni hanno saputo progettare e realizzare. Per tutto questo chiediamo di fermare il consumo di suolo, compresa la realizzazione di qualsiasi nuovo parcheggio all’interno della città a partire da quello di Baia Flaminia e di riflettere su una progettazione urbanistica e della mobilità urbana che, senza compromessi, tuteli anche la salute dei cittadini. Per tutto questo noi ci siamo in termini propositivi!”
L’appello è firmato da: Apriti Pesaro, Articolo 1, Comitato Stop al Consumo di Suolo, ENPA, FFF Pesaro, FIAB–FOR.BICI, Fuoricentro, G.A.S. Gruppo di Acquisto Solidale-Pesaro, Gruppo Zer0, Guardie Zoofile OIPA Pesaro Urbino, Italia Nostra Pesaro, La Lupus in Fabula, Legambiente Circolo Il Ragusello Pesaro, LIPU, Movimento Sostenibilità Equità Solidarietà

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