Procede l’iter parlamentare per la conversione del cosiddetto “Decreto sicurezza” che contiene misure per rendere più severo il controllo sulla sicurezza pubblica, approvato dal Consiglio dei Ministri il 5 febbraio e poi pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 febbraio scorso. Cittadinanzattiva sta seguendo con crescente apprensione questo processo di conversione, perché si profila all'orizzonte un vero e proprio cambio di paradigma che vede nella repressione penale la risposta prevalente a bisogni e rivendicazioni di natura sociale, colpendo in modo sistematico le categorie più fragili della nostra società.
Uno dei punti più critici e controversi riguarda, in particolare, le politiche migratorie e il ruolo dell'assistenza legale, con l’introduzione di misure che intendono limitare l'accesso al patrocinio a spese dello Stato per gli stranieri che impugnano i provvedimenti di espulsione. A ciò si aggiunge l'ipotesi di introdurre un incentivo economico per i legali che favoriscono il rimpatrio volontario dei propri assistiti: una sorta di "ricompensa" che svilisce profondamente la missione dell'avvocatura e trasforma il diritto di difesa in uno strumento funzionale alle politiche di remigrazione. In questo modo, il legale si troverebbe in una posizione di potenziale conflitto di interessi, incentivato economicamente a perseguire un obiettivo che potrebbe non corrispondere affatto agli interessi o alla sicurezza della parte assistita, a scapito dei diritti fondamentali delle persone straniere. Cittadinanzattiva si schiera, dunque, con determinazione al fianco dell’Avvocatura e delle realtà della società civile che chiedono il ritiro immediato di queste misure, considerate una ferita gravissima al diritto di difesa. Leggi il nostro comunicato stampa





