“Le proteste che stanno dilagando nelle carceri italiane, scatenate dall’emergenza coronavirus, scoperchiano in modo drammatico un vaso di pandora che da tempo, colpevolmente, si è scelto di ignorare, a cominciare dai grandi problemi del sovraffollamento e di una sanità penitenziaria estremamente carente. Sebbene non possiamo in alcun modo giustificare né legittimare forme di violenza, riteniamo che le ulteriori restrizioni volte a contenere il rischio di contagio, come la sospensione dei colloqui con i familiari, andavano adeguatamente comunicate ai detenuti e bilanciate garantendo la possibilità effettiva di continuare a comunicare con i propri parenti”, dichiara Laura Liberto, coordinatrice nazionale di Giustizia per i diritti-Cittadinanzattiva.

“Al contempo, come da più voci richiesto nelle ultime settimane, andavano – e andrebbero tuttora - adottati provvedimenti straordinari volti a tutelare la salute di tutte le persone ristrette e del personale di polizia penitenziaria, cominciando subito dalle persone anziane e già affette da patologie. Eppure soltanto oggi si ha notizia della distribuzione di mascherine e dispenser per gel disinfettanti all’interno degli istituti penitenziari.
Nella rivolta scoppiata nella casa circondariale di Modena hanno perso la vita sette persone. Una tragedia agghiacciante ed assurda, su cui occorre assolutamente fare chiarezza accertando ragioni e responsabilità e di fronte alla quale bisogna mettere da parte ogni tentazione di becera speculazione politica.

A questo punto, sarebbe miope e ingiusto affrontare la situazione unicamente in termini di gestione dell’ordine pubblico. Occorre assumere con urgenza decisioni coraggiose e responsabili, a cominciare da misure volte anzitutto a decongestionare la situazione del sovraffollamento, favorendo da un lato il ricorso alla detenzione domiciliare e alle misure alternative, alla concessione degli arresti domiciliari in sede di adozione delle misure cautelari e adottando dall’altro un provvedimento di indulto per tutti i detenuti con fine pena breve. Salute e dignità hanno identico valore, che un cittadino sia libero o detenuto”.

 

 

Ufficio Stampa
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