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“ISEE e distanza, modifiche solo apparenti”

Il provvedimento sui caregiver portato in Aula lo scorso venerdì non supera le principali criticità già evidenziate da Cittadinanzattiva nel corso dell’audizione lo scorso marzo presso la Commissione Affari sociali della Camera. Al contrario restano irrisolti i nodi relativi ai requisiti di accesso e all’intensità del carico assistenziale, con il rischio di creare una vera e propria “gerarchia della cura”, così come appare particolarmente tortuoso il percorso burocratico che rischia di appesantire ulteriormente il carico dei caregiver.
“Restano, a nostro avviso, quattro principali criticità: il vincolo della convivenza e della distanza, il vincolo della parentela, le scarsissime tutele per i giovani caregiver e la subordinazione del sostegno economico a stringenti requisiti reddituali”. afferma Isabella Mori, responsabile tutela di Cittadinanzattiva.

Distanza fra caregiver e assistito: da 25 a 40 km, ma il problema resta. Tra le novità del testo c’è l’innalzamento da 25 a 40 chilometri della distanza massima tra la residenza del caregiver e quella della persona assistita. Una modifica che, secondo Cittadinanzattiva, è solo apparentemente migliorativa. “Quaranta chilometri restano un limite troppo vincolante che non tiene conto delle diverse realtà territoriali – sottolinea Mori –. Pensiamo, ad esempio, a chi vive in una grande città e deve spostarsi per assistere quotidianamente un familiare che vive in un’area periferica o marginale. La cura non può essere misurata in chilometri”.
ISEE: soglia più alta, ma senza risorse aggiuntive. Anche l’aumento della soglia ISEE da 15.000 a 25.000 euro per l’accesso al contributo economico rappresenta, per Cittadinanzattiva, un miglioramento soltanto sulla carta. “Ampliare la platea dei potenziali beneficiari senza aumentare le risorse disponibili rischia di produrre un effetto paradossale: più persone ammesse, ma meno risorse per ciascuna – continua Mori –. L’aumento della soglia ISEE non può essere considerato una risposta adeguata se non è accompagnato da un incremento dei finanziamenti. Altrimenti si rischia di distribuire le stesse risorse su una platea più ampia, riducendo ulteriormente il sostegno individuale”.


Resta inoltre il limite legato all’intensità del carico assistenziale, che prevede l’accesso al contributo solo in presenza di un impegno di cura particolarmente elevato, insieme a requisiti economici che rischiano di trasformare un riconoscimento della funzione sociale del caregiver in una misura rivolta prevalentemente alle situazioni di maggiore povertà.
Resta poi l’esclusione dei minori determinata dal requisito della maggiore età. “In questo modo – afferma Mori – si continuano a rendere invisibili i giovani caregiver, che possono assumere responsabilità di cura molto significative e che invece avrebbero bisogno di riconoscimento, sostegno e interventi di sollievo”.

“Anche le ultime vicende di cronaca, che hanno purtroppo avuto epiloghi tragici come nel caso di Roma, rendono evidente l’urgenza di riconoscere la funzione di cura nella sua complessità, ma soprattutto la necessità di prevedere delle misure che riducano l’isolamento sociale delle famiglie e di chiunque si prenda cura di una persona malata”, conclude Mori.
Cittadinanzattiva esprime infine il proprio sostegno alle mobilitazioni promosse dalle reti e dai gruppi dei caregiver, che proseguiranno anche domani. “A queste persone e a queste organizzazioni vogliamo far sentire la nostra vicinanza. La loro mobilitazione richiama l’attenzione su una questione che non può più essere rinviata: chi si prende cura degli altri deve poter contare su diritti, servizi e sostegni concreti”.

Ufficio Stampa

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