Menu

Comunicati

“Il preannunciato decreto legge del Governo sull’introduzione di un tetto per gli studenti stranieri nelle classi rappresenta un’operazione dal carattere ingannevole e dettato da dinamiche elettorali, che calpesta la realtà del mondo dell'istruzione e distoglie l'attenzione dai problemi strutturali della scuola italiana, così come dalle esigenze concrete degli studenti con cittadinanza non italiana”, a dirlo Cittadinanzattiva in merito al decreto legge che domani dovrebbe arrivare in Consiglio dei Ministri. “Ci riconosciamo altresì pienamente nella visione espressa dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la cui lezione sulla coesione sociale, sull'inclusione e sulla centralità dell'integrazione scolastica va nella direzione esattamente opposta rispetto a questo decreto, che non trova alcuna legittimazione ideale o costituzionale”.
“A confermare la natura strumentale dell'intervento governativo è, anzitutto, la scelta della tempistica e del metodo: il ricorso all'ennesimo decreto legge, utilizzato ormai come modalità quasi ordinaria di legiferare, mortifica le regole della democrazia parlamentare ed evita qualsiasi serio dibattito nelle aule istituzionali. Lanciare un simile provvedimento ad anno scolastico già iniziato dimostra poca attenzione alle realtà organizzative delle scuole ed il tono usato è inoltre altamente stigmatizzante ed escludente nei confronti di bambine e bambini, ragazzi e ragazze che da anni ormai fanno parte della nostra scuola e del nostro Paese”.

“Nel merito, poi, il provvedimento non risponde ad alcuna reale esigenza e distoglie l’attenzione da altro”. Un tetto alla presenza di alunni con ridotta conoscenza della lingua italiana esiste già nel nostro ordinamento: si tratta della Circolare ministeriale dell'8 gennaio 2010, che fissa la soglia al 30% proprio per favorire l'integrazione e consentire un'adeguata didattica. Inoltre non tiene conto della realtà dei numeri e della demografia scolastica: nell’anno scolastico 2024-2025, sul totale di 7 milioni e 700 mila studenti, l’11,8%, ossia oltre 930mila, non ha la cittadinanza italiana. Accanto a questo dato va citato l’altro, sempre di fonte ministeriale, secondo il quale nell’anno scolastico 2022-2023 quasi due terzi degli studenti e delle studentesse – pari a oltre 577mila - risultava nato in Italia.
“Si tratta di ragazzi e ragazze italiani di fatto, la cui condizione di "stranieri" è l'esclusivo frutto dei cavilli e delle barriere anacronistiche imposte dalla Legge n. 91 del 1992 sull'accesso alla cittadinanza. Piuttosto che pensare a misure inutili, se non proprio dannose, occorre mettere in atto strategie e risorse finalizzate a potenziare gli organici scolastici e amministrativi, incrementando in particolare quelli per la mediazione linguistica e culturale, e a fronteggiare gli annosi problemi di sicurezza strutturale e di inadeguatezza degli spazi delle scuole. E soprattutto occorre mettere mano alla legge sulla cittadinanza, garantendola ai minori, figli di cittadini stranieri, che nascono e crescono sul territorio italiano.  

Ci appelliamo dunque al Governo e alle istituzioni perché si ritiri questa proposta e si apra un confronto in Parlamento, ma anche con chi la scuola la vive ogni giorno -  studenti, famiglie, dirigenti scolastici, insegnanti, educatori— finalizzato a rafforzare l’inclusività della nostra scuola”.

Ufficio Stampa

Iscriviti alla newsletter

Valore non valido

Valore non valido

Valore non valido

Valore non valido

Valore non valido

Valore non valido


Valore non valido

Valore non valido