“Un gravissimo passo indietro nella tutela della salute psico fisica dei più giovani. Le comunità scolastiche attuino forme di disobbedienza civile”.
“La scelta di vietare, nella scuola dell'infanzia e nella primaria, ogni percorso di educazione sessuo-affettiva e, nelle scuole secondarie, di subordinare attività su questi temi al consenso preventivo delle famiglie o dello studente se maggiorenne, mina la possibilità per i minori di accedere ad informazioni corrette, scientificamente fondate, adeguate alla loro età. Non solo. Poiché l'educazione sessuo-affettiva non coincide con l'insegnamento della sessualità tout court ma comprende l'educazione al rispetto, alla parità, alla conoscenza del proprio corpo, alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, della violenza e degli abusi, alla costruzione di relazioni sane e responsabili, non si comprende perché la scuola non possa e non debba assolvere a questi compiti in autonomia. Privare la scuola di questo ruolo significa lasciare le famiglie sole davanti a questo difficile compito educativo, anche quando non abbiano gli strumenti per potersene fare carico o quando rappresentino esse stesse ambienti inadeguati o addirittura violenti. E significa lasciare soli ragazze e ragazzi che cercheranno altrove - tra i pari, sui social network, tramite la pornografia online o altre fonti prive di valore scientifico ed educativo – le risposte delle quali hanno bisogno”, è quanto afferma Adriana Bizzarri, responsabile scuola di Cittadinanzattiva in merito all'approvazione della legge Valditara sul cosiddetto "consenso informato" in ambito scolastico.
Importanti organismi internazionali, come l'UNESCO, l'Organizzazione Mondiale della Sanità e il Consiglio d'Europa, hanno più volte evidenziato l'importanza di percorsi educativi graduali e basati sulle evidenze scientifiche, da avviare fin dall'infanzia con contenuti appropriati alle diverse fasce d'età.
“È paradossale che in un Paese come il nostro che quotidianamente deve fare i conti con fenomeni di violenza di genere, discriminazione, bullismo, con l’aumento di malattie sessualmente trasmesse, anziché rafforzare e rendere strutturali percorsi di educazione sessale, affettiva e relazionale nelle scuole si pongano divieti e limiti di ogni sorta.
Ci auguriamo che gli enti locali e le comunità scolastiche, a partire dalle famiglie e dagli stessi ragazzi e ragazze nel caso degli istituti secondari, attuino forme di obiezione di coscienza nei confronti di una legge miope che non tutela la salute dei più giovani e viola diritti costituzionalmente garantiti".





