E’ arrivato in aula il contestato decreto Minniti-Orlando sull’immigrazione, provvedimento su cui il governo ha posto la fiducia in Senato. Nelle intenzioni l’obiettivo è quello di snellire le procedure per il riconoscimento della protezione internazionale, accelerare i rimpatri e assicurare regole certe per l’accoglienza. Ma le nuove norme introdotte si portano dietro un coro di critiche: tutte le organizzazioni umanitarie che si occupano di diritto dell’immigrazione hanno infatti contestato il decreto in queste settimane, sollevando le forti preoccupazioni in ordine alle misure previste.

In particolare, il punto più critico del decreto rimane l’eliminazione dell’appello: nel caso in cui il richiedente asilo voglia fare ricorso contro il provvedimento rilasciato dalle commissioni territoriali potrà, dunque, solo ricorrere in Cassazione. Questo significa che verrà meno uno dei tre gradi di giudizio  previsti nel nostro ordinamento anche per le controversie civili minime, negando un diritto fondamentale. Contestare una multa per divieto di sosta in Italia o rubare una merendina al supermercato sarà dunque più importante che garantire protezione internazionale a chi fugge dal proprio paese per non morire, perché nel primo caso si avrà diritto a tre gradi di giudizio, mentre i rifugiati che vedranno respingersi la propria richiesta di asilo potranno sperare solo in un rovesciamento della decisione da parte della Cassazione. Approfondisci su www.redattoresociale.it e su www.ilmanifesto.it

Valentina Ceccarelli
Classe '78, romana e romanista doc. Laureata in Giurisprudenza, è a Cittadinanzattiva dal 2009. Impegnata nella tutela dei diritti dei cittadini, è consulente del Pit Unico e si occupa delle tematiche di Giustizia per la newsletter. Appassionata di libri, cucina e danza orientale, è convinta che il mondo non si possa cambiare restando seduti.

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