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Editoriali

 commissione valutazioni 2015 02 26

Lo scorso 18 novembre il Ministro Gelmini aveva annunciato, definendolo un "giorno storico", l'avvio del progetto sperimentale di valutazione delle scuole e degli insegnanti nelle scuole secondarie di primo grado di quattro città italiane: Torino e Napoli per valutare la performance degli insegnanti, Pisa e Siracusa per quella organizzativa degli istituti scolastici.
La maggioranza dei collegi docenti delle scuole interessate, però, ha dichiarato l'indisponibilità ad aderire a questa iniziativa, mettendo a rischio l'intero progetto. Per evitare ciò, con una nota del 20 dicembre il Miur si è affrettato a prorogare i termini di adesione al progetto sperimentale al 7 febbraio 2011 e ad estendere la sperimentazione alle province di Milano e Cagliari, mettendo a disposizione i propri esperti per illustrare i contenuti dei percorsi.

 

 

Quali le ragioni del rifiuto da parte dei docenti? Molti di loro sostengono che questa sperimentazione sia un modo per spostare l'attenzione dai gravi problemi della scuola italiana, sia un escamotage per coprire i tagli che hanno inciso pesantemente sulla scuola e sugli insegnanti per cui respingerla significherebbe ribadire la propria contrarietà alle decisioni prese negli ultimi due anni. I tagli indiscriminati del personale avrebbero reso la scuola più povera e meno efficace. La sensazione, viene detto da alcuni rappresentanti sindacali, è che la responsabilità degli insuccessi delle performances studentesche verrebbe fatta ricadere interamente sui docenti. Viene sottolineata, poi, sia la vaghezza dei criteri adottati sia la dannosità dell'introduzione dei premi previsti che genererebbero liste di "buoni" e di "cattivi", minerebbero la cooperazione tra i docenti, inciderebbero sulla qualità didattica.

 

Va riconosciuto al Ministero dell'Istruzione l'impegno e la determinazione nel voler rilanciare dopo 10 anni dal precedente tentativo dell'allora Ministro della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer (che gli costò anche "il posto"!) il difficile tema della introduzione della valutazione della scuola e degli insegnanti. Va apprezzato il carattere di sperimentazione e di volontarietà del progetto; va riconosciuto il "working in progress" dell'operazione; va apprezzato l' inserimento anche della rappresentanza dell'utenza anche se, ahinoi, senza potere decisionale, nell'equipe dei valutatori.
Non è facile dire di più, entrare maggiormente nel merito della sperimentazione poichè i documenti che la illustrano non forniscono informazioni chiare e dettagliate né sul metodo né sugli indicatori utilizzati ma solo e in modo generico su obiettivi, risultati attesi e attività previste.

 

Da parte del Ministero, a nostro avviso, sono stati compiuti certamente alcuni errori di metodo: quello di non aver condiviso dall'inizio questo percorso coinvolgendo direttamente, all'interno della Commissione, rappresentanze di docenti, principali "oggetti" di valutazione; quello di non aver illustrato preventivamente e dettagliatamente i percorsi, le metodologie, gli effetti che questo processo andava ad innescare nelle scuole e per i singoli docenti. Non ci è sembrata una decisione saggia, trattandosi di una sperimentazione, neanche quella di prevedere alla fine del percorso, un premio pecuniario ai docenti e alle scuole che fossero risultati particolarmente meritevoli. Non è sfuggito ai più, oltre tutto, che i fondi per questo sarebbero stati quelli del congelamento degli scatti di anzianità dei docenti stessi.
L'apertura all'utenza, poi, probabilmente andava condotta con più coerenza e coraggio a partire dal riconoscimento di un peso effettivo al suo rappresentante.

 

Le sperimentazioni condotte da Cittadinanzattiva già da diversi anni in collaborazione con il Ministero della Salute e del Dipartimento della Funzione Pubblica, sul tema della valutazione della qualità dei servizi erogati, stanno a dimostrare che gli utenti, i cittadini formati allo scopo, possano e debbano contribuire al processo valutativo dei servizi pubblici, ivi compresa la scuola.
La scuola è anche molto più in ritardo per l'assenza di valutazione dei propri dipendenti rispetto ad altri settori della Pubblica Amministrazione. Questo ritardo non è più giustificabile.
Va riconosciuto agli insegnanti la difficoltà oggettiva di riattivare un processo di "building trust", di ricostruzione di un rapporto di fiducia nei confronti dell'istituzione di riferimento in questa fase storica. Non è facile ma è necessario. Occorre interloquire come si è iniziato a fare, con il Ministero dell'Istruzione, affinché si trovi una mediazione; occorre evitare di far naufragare prima ancora che sia partita, una sperimentazione che, con tutti i suoi limiti e gli aggiustamenti del caso, è indispensabile, ineludibile e che tutti i cittadini si aspettano. La fiducia, infatti, potrebbe scemare ancor di più di quanto già non sia nei confronti dei docenti, se questo processo subisse un arresto prematuro: studenti e genitori non capirebbero.

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A cura di Adriana Bizzarri, responsabile Scuola di Cittadinanzattiva

 

Adriana Bizzarri

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