Attivismo Civico

ANNA LISA MANDORINO

Mentre la riforma del Terzo settore compie il suo percorso a passi tardi e lenti, costringendo nel frattempo i potenziali enti di terzo settore a rincorrere la sua logica regolamentare ed elencatoria, in tempi brevissimi maturano piccole, ma straordinarie rivoluzioni.

Nei giorni scorsi, la Corte Costituzionale ha reso pubblico in una nota, di cui è prevista a breve la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, che “qualsiasi formazione sociale senza scopo di lucro e qualunque soggetto istituzionale, se portatori di interessi collettivi o diffusi attinenti alla questione in discussione, potranno presentare brevi opinioni scritte per offrire alla Corte elementi utili alla conoscenza e alla valutazione del caso sottoposto al suo giudizio”. L’intenzione della Corte rappresenta una rivoluzione non tanto, o non soltanto, perché apre un mondo finora chiuso alla partecipazione della cosiddetta società civile - la qual cosa è piuttosto di moda, anche se troppo spesso ridotta a concessione o esercizio di forma - ma perché si apre alla “cittadinanza attiva” perimetrandola, come è nell’articolo 118 ultimo comma della Costituzione, in quelle formazioni capaci di portare (e non di rappresentare) l’interesse generale e capaci di offrire un contributo rilevante, cioè attinente alla questione in discussione, a prescindere da ogni steccato definitorio e da ogni connotazione giuridica. Non perché si risulta in un registro dunque, o perché si svolgono attività che pertengono a certi ambiti tematici invece che ad altri, o perché si hanno numeri o elenchi di soci, ma “unicamente” perché si è in grado di portare e di offrire interessi collettivi, diffusi e utili.

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L'informazione attraversa in tutto il mondo una condizione drammatica ed esaltante allo stesso tempo: esaltante, per la moltiplicazione di contenuti informativi, di soggetti che li forniscono e divulgano, e di mezzi tecnologici per crearli, diffonderli ed accedervi; drammatica, per la crisi dei tradizionali modelli editoriali, dall'informazione cartacea a quella radiotelevisiva. Purtroppo si tende ad affrontare il tema solo da un lato o dall'altro della questione, con divergenze e contrapposizioni: i giornalisti professionisti rivendicano che preparazione, formazione continua, deontologia, tutela del trattamento economico, garantiscono una qualità dell'informazione contro disinformazione, fake news e hate speech; chi invece opera fuori dal contesto giornalistico ufficiale, cerca un riconoscimento per proporre come informazione, e controinformazione, notizie, argomenti, opinioni indipendenti. I primi si chiudono in un atteggiamento difensivo, a volte anche corporativo, e i secondi alimentano sentimenti di sfiducia nella credibilità della stampa, vista come casta.

inceneritori

Bruciano i rifiuti, e con loro la nostra speranza di cambiamento verso un ambiente più rispettato, un’aria più salubre, una presa di coscienza della necessità di cambiare modelli di consumo, di imballaggio e di raccolta e differenziazione dei rifiuti urbani. E’ il pensiero che a molti di noi è balenato in questi giorni, dopo le recenti dichiarazioni di esponenti autorevoli del Governo della necessità di investire su questa prospettiva di “incendio” dei rifiuti. Prospettiva, fortunatamente mi permetto di dire, al momento oscurata da una valanga di reazioni negative sia sulle piattaforme social che da una alzata di scudi politica.

Occorre anzitutto fare un piccolo passo indietro, cercando di spiegare con semplicità cosa siano termovalorizzatori e inceneritori, partendo da questi ultimi. Gli inceneritori, considerati oramai una tecnologia vetusta, sono luoghi in cui si bruciano i rifiuti indifferenziati a alta temperatura, la cui combustione immette nell’aria enormi quantità di inquinanti nocivi (diossine, furani, pm10, pm2.5, particolato ultrafine), e residui altamente inquinanti la (ceneri e polveri) la cui gestione chiede ulteriori spese perché se dispersi rappresenterebbero una vera e propria bomba ambientale.  L'incenerimento dei rifiuti produce scorie solide pari circa al 10-12% in volume e 15-20% in peso dei rifiuti introdotti, e in più ceneri per il 5%. Con enormi costi in termini di gestione in discariche specializzate.

numero500

Sono passati oltre dieci anni dal primo numero di questa newsletter elettronica. Oggi infatti festeggiamo il numero 500. Un traguardo importante, a cui siamo giunti in primis grazie alla attenzione con cui tutti voi, lettori e protagonisti delle nostre notizie, ci seguite, commentate o criticate. Un pubblico (oltre 36000 abbonati) di cui noi tutti andiamo particolarmente fieri. E particolarmente significativo anche perché cade nell’anno in cui celebreremo i 40 anni di attività della nostra organizzazione.

In questi anni abbiamo cercato costantemente di interrogarci sulla nostra capacità di fornire informazioni utili, da fonti verificate, e che andassero oltre le priorità dei media più noti e generalisti; non solo analisi critiche, ma notizie che potessero fornire spunti di miglioramento, esempi di azioni che i cittadini mettono in essere modificando la realtà, e spesso nel silenzio delle narrazioni mediatiche.

norcia 4.0

Come Cittadinanzattiva siamo rimasti amareggiati e delusi come tanti alla notizia dell’intervento della Magistratura sul Centro Polivalente Norcia 4.0 realizzato a Norcia dall’architetto Stefano  Boeri in seguito alla raccolta fondi “Un aiuto subito” promossa da La 7 e dal Corriere della Sera

Amareggiati e delusi perché togliere alla popolazione di Norcia una struttura polivalente utilizzata per le tante funzioni della fase post emergenziale ha un po’ il sapore di una beffa: “piove sempre sul bagnato” o “chi è già abituato a soffrire, può continuare a farlo”.

La nostra organizzazione è rispettosa delle prerogative  e del ruolo della Magistratura  e mai si permetterebbe di pronunciare frasi minacciose come se ne sono anche sentite in questi giorni nei confronti degli inquirenti del Tribunale di Spoleto: certo però che se l’assunto di partenza , come anche nel caso del Centro polivalente di Ancarano, è che una struttura siffatta non svolge funzioni essenziali   nella fase post sisma , allora sono proprio i presupposti che debbono essere chiariti.

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Il 14 e 15 gennaio del 1978, alla Domus Pacis di Roma, con la costituzione del Comitato promotore, nasce il Movimento federativo democratico. Il 1978 è stato per tanti versi un anno fondamentale per il nostro paese, un anno bellissimo e drammatico. In quel contesto una trentina di gruppi di giovani cattolici, d'ispirazione democratica, desiderosi di sperimentare nuove forme di azione politica per il cittadino, fondano il Movimento che nel 2000 cambia nome in Cittadinanzattiva. Sono stati quaranta anni di battaglie per rendere questo paese sempre più a misura di cittadino, un paese dove le persone non si sentissero "ospiti ma padroni di casa", un paese in cui i diritti fossero tutelati e promossi, dove la partecipazione civica fosse uno degli strumenti per valutare la qualità della democrazia. Tante battaglie sono state vinte, altre non ancora. 

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Ho appena cambiato la mia immagine del profilo e così faranno nelle prossime ore tutti gli amici di Cittadinanzattiva.

Sosteniamo senza nessun dubbio, senza nessun distinguo, la legge sulla cittadinanza perché è necessario, giusto, ovvio riconoscere la cittadinanza a chi cittadino lo è già nella vita di tutti i giorni. È nato qui, vive, lavora, gioca, litiga, ama, fa la fila all’ufficio postale, fa il tifo per la nazionale o nella metro a Roma parla dell’addio di Totti al calcio giocato come una tragedia

È una legge che arriva tardi e proprio per questo non possiamo più perdere tempo.

antonio

Tra pochi giorni a L’Aquila, dal 6 al 9 luglio, si terrà la seconda edizione del Festival della Partecipazione. La prima edizione è stata una scommessa che partiva dalla convinzione delle tre organizzazioni promotrici - ActionAid, Cittadinanzattiva e Slow Food Italia - della necessità di uno spazio pubblico, aperto e “senza rete”, dove parlare di un tema come la partecipazione che ha a che fare non solo con il presente ma soprattutto con il futuro delle nostre comunità. 

La partecipazione non è una concessione o un “premio” ma un modo di vedere la politica, una modalità di governo e non riguarda solo gli amministratori pubblici ai vari livelli ma tutti coloro i quali hanno o ambiscono ad avere un ruolo pubblico, tutti coloro i quali si vogliono impegnare, mettendo a disposizione la propria esperienza e le proprie competenze per cambiare le cose.

Amatrice distesa macerie

“C’è una lunga striscia di terra che attraversa l’Italia e che la divide in due. Lunga circa 1300 km. Si chiama Appennino. Parte dalla Liguria e arriva fino al massiccio dell’Aspromonte in Calabria per poi proseguire in Sicilia.” Mentre mia figlia, 4° elementare, mi ripete geografia guardo con lei la cartina del nostro paese. E penso a quanti terremoti ci sono stati nella nostra storia proprio in questi territori. E quanti morti ci sono stati, quante sofferenze, quante storie di persone che hanno perso tutto in un attimo.

In questi mesi l’Italia Centrale ha subito uno sconvolgimento pari, e non credo di esagerare, ai tempi della Seconda Guerra Mondiale.

Intere città e paesi che sono state evacuate e/o portate verso luoghi ritenuti più sicuri, continui controlli sulla sicurezza degli edifici che ogni volta che arriva un terremoto i controlli devono ricominciare da capo, vita quotidiana resettata per una dimensione quasi onirica del futuro.

Terremoto 18 gennaio 2017

Dal 24 agosto 2016 al 24 gennaio 2017, dati INGV, oltre 49.000 scosse sono state registrate nell’Italia centrale.

Una ininterrotta sequenza sismica che ha interessato la popolazione di 4 Regioni e  precisamente un territorio, quello dell’Appennino centrale, tra Abruzzo, Marche, Lazio ed Umbria, di ampie dimensioni e che ha generato, a sua volta, un esteso cratere sismico, nel quale, per quanto riguarda la Regione Marche, sono state ricomprese ben 4 Province (su un totale di 5) e precisamente quella di Ancona, Macerata, Fermo ed Ascoli Piceno e quindi ben 87 Comuni marchigiani su un totale di 130 Comuni del cosiddetto cratere sismico.

Dati, quelli appena sopra citati, capaci, già in quanto tali, di dimostrare tutta la drammaticità di questo terremoto o meglio dei terremoti che ci sono stati e che hanno portato  morte, distruzione e disperazione, mettendo a dura prova la forza ed il coraggio innato della gente dell’Appennino centrale e dei nostri concittadini marchigiani.

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