Giustizia

 Processo per gli appalti del G8 della Maddalena

Il Tribunale di Roma ha ampiamente confermato l’impianto accusatorio con quattro importanti condanne e ha riconosciuto un significativo risarcimento, di 50.000€ a Cittadinanzattiva, parte civile nel giudizio per le sue battaglie sulla legalità.

“E’ un risultato importante, che ci incoraggia a proseguire il nostro impegno nel contrasto alla corruzione che portiamo avanti da anni”, dichiara Stefano Maccioni, legale dell’Associazione.

processo parte civile

La ottava Sezione del Tribunale di Roma ha ammesso Cittadinanzattiva, rappresentata dall’avvocato Stefano Maccioni, come parte civile nel processo per corruzione a carico di Alfredo Romeo, legato alla maxinchiesta sugli appalti della Consip.

Sgombero rifugiati a Roma

Quando si pianifica e si realizza un'operazione come lo sgombero dell'edificio occupato in via Curtatone a Roma, sbattendo per strada decine di famiglie di profughi, improvvisamente e senza programmare soluzioni alternative per sistemare dignitosamente centinaia di persone, tra cui tanti minori, neppure nell'immediato; quando lo si fa determinando inevitabilmente e prevedibilmente un problema di ordine pubblico, quasi a precostituire un alibi a giustificare le violenze in cui sedare le inevitabili e conseguenti proteste, violenze puntualmente verificatesi e consumate in uno spettacolo indegno e inumano, con le cariche, i manganelli e gli idranti contro donne e bambini sotto gli occhi attoniti dei turisti nel cuore di Roma;

mafia a roma 1 a

“Essere presenti in questo, come in altri procedimenti contro le mafie e la corruzione, ha per Cittadinanzattiva anzitutto un valore simbolico importante per promuovere la legalità e dare voce ai cittadini. La sentenza di oggi ci lascia soddisfatti a metà”, ha commentato Laura Liberto, coordinatrice nazionale di Giustizia per i diritti – Cittadinanzattiva. L’associazione, rappresentata dall'avvocato Stefano Maccioni, è stata presente in tutti i processi legati all'inchiesta denominata Mafia Capitale.

tortura

Dopo quasi trent’anni dalla ratifica italiana della Convenzione ONU, nel codice penale compare uno specifico reato di tortura. “Oggi dovremmo quindi essere particolarmente soddisfatti, ma quella appena approvata è una legge che non ci piace. Lontana dalle previsioni del testo della Nazioni Unite, la legge presenta limiti enormi, che porranno altrettanti problemi sul piano applicativo, col rischio di lasciare comunque impunite, o di punire inadeguatamente, diverse condotte che nei fatti integrano la tortura.” Dichiara Laura Liberto, coordinatrice nazionale di Giustizia per i diritti-Cittadinanzattiva. Cittadinanzattiva è protagonista a partire da oggi, insieme ai co-promotori ActionAid Italia e Slow Food Italia, del II Festival della Partecipazione, in programma a l’Aquila fino al prossimo 9 luglio (www.festivaldellapartecipazione.org)

stefano cucchi

Ci siamo costituiti nel primo processo presso la corte di Assise di Roma, promosso nei confronti di medici e infermieri dell’ospedale Sandro Pertini e di 3 agenti della polizia penitenziaria, unica associazione ammessa, grazie al prezioso lavoro dell’avv. Stefano Maccioni che ci ha rappresentato nel corso di questo lungo iter giudiziario protrattosi per oltre 6 anni, abbiamo ottenuto per ben due volte in Cassazione l’annullamento delle sentenze emesse dalla Corte di Assise di Appello di Roma.

Ieri al Senato è stato approvato in seconda lettura il disegno di legge sull’introduzione del reato di tortura nell’ordinamento nazionale. Rispetto alla prima versione, risalente al 2013, a firma del Senatore Manconi, il testo della legge ha subito pesanti rimaneggiamenti che gradualmente ne hanno svuotato e depotenziato i contenuti, attraverso un iter parlamentare lungo e tortuoso. Ed il risultato è a questo punto irricevibile.

“A fronte delle ripetute censure della Corte Europea per i Diritti umani, delle iniziative e degli appelli delle organizzazioni della società civile - da ultimo quello che abbiamo lanciato al Ministro Orlando assieme ad Amnesty International e ad Antigone – ed a distanza di 29 anni dalla ratifica della Convenzione ONU contro la tortura, il testo approvato rappresenta un compromesso inaccettabile e totalmente deludente”, commenta Laura Liberto, coordinatrice nazionale di Giustizia per i diritti-Cittadinanzattiva.

Ieri Cittadinanzattiva, rappresentata dall'avvocato Stefano Maccioni,  è stata ammessa parte civile nel processo "Cucchi bis", a carico dei cinque carabinieri chiamati a rispondere di omicidio preterintenzionale. 

"Siamo estremamente soddisfatti per questo nuovo importante risultato che prosegue una battaglia di civiltà che portiamo avanti da tanti anni accanto ai familiari, convinti che l'affermazione della verità sulla morte di Stefano Cucchi riguardi tutti i cittadini e che episodi del genere non debbano mai più ripetersi" dichiara Laura Liberto, coordinatrice della rete Giustizia per i diritti-Cittadinanzattiva.

La prima sezione penale della Corte di Cassazione ieri ha annullato per la seconda volta l’assoluzione dei medici dell’ospedale Sandro Pertini di Roma in relazione al decesso di Stefano Cucchi avvenuto il 22 ottobre del 2009.

Parti civili del processo erano il Comune di Roma, rappresentato dall’avv. Enrico Maggiore, e Cittadinanzattiva, con l’avv. Stefano Maccioni, difensore anche della mamma di Stefano Cucchi nel nuovo processo nei confronti dei carabinieri che procedettero all’arresto di quest’ultimo.

L’apporto di Cittadinanzattiva è stato determinante per ottenere un risultato del genere.

quartopasso perugia

Lo ha deciso ieri, 27 febbraio, il Tribunale Collegiale di Perugia che ha riconosciuto a Cittadinanzattiva, rappresentata dall’avvocato Silvia Barontini, il diritto a costituirsi quale parte lesa nel procedimento giudiziario aperto contro una presunta associazione legata alla ‘Ndrangheta’, operante da anni nel territorio regionale. 

Stando ai primi risultati degli organi investigativi, la cosca mafiosa avrebbe tessuto una stretta rete su tutta la provincia di Perugia, eleggendo il capoluogo umbro quale quartier generale del clan.

Nel processo ribattezzato "Quarto Passo", primo procedimento in Umbria per associazione mafiosa, sono coinvolte attualmente 57 persone, accusate a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, ricettazione, estorsione, traffico di droga, truffa e usura. 

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