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Cittadinanzattiva a Monti: che fine hanno fatto i 1114 beni confiscati ai corrotti e che sarebbero dovuti essere destinati a fini sociali se fosse stata applicata la legge?

 

"Caro Presidente del Consiglio, che fine hanno fatto i 1114 beni confiscati sino ad oggi nel corso di 21 procedimenti ai corrotti?
Quanti milioni di euro che potrebbero essere destinati a fini sociali sono ancora in attesa di destinazione?".
A chiederlo è Antonio Gaudioso, vice segretario generale di Cittadinanzattiva, che ha continuato: "chiediamo che il governo concluda rapidamente il monitoraggio sull'attuazione della norma".
"Abbiamo appreso attraverso l’intervento di ieri del Ministro Giarda in Parlamento  che la norma sulla confisca e l'uso sociale dei corrotti sembra davvero caduta nel dimenticatoio. Un fatto particolarmente grave in un momento in cui la corruzione dilaga e i soldi nelle tasche dei cittadini diminuiscono ogni giorno di più. Non soltanto, con l'assorbimento nel codice antimafia, è venuta meno la destinazione dei soldi dei corrotti all'edilizia scolastica e all'informatizzazione del processo".
"Cittadinanzattiva è lieta di aver provocato il question time di ieri - frutto della interrogazione della on. Anna Rossomando", ha concluso Gaudioso. "Continueremo il nostro impegno contro la corruzione e gli sprechi di risorse pubbliche con la Campagna Ridateceli, i soldi della corruzione al servizio dei cittadini".
Questo il testo del question time
(Elementi in relazione allo stato di attuazione delle disposizioni previste dai commi 220 e 221 dell'art.1 della legge finanziaria per il 2007 in materia di confisca di beni per reati contro la pubblica amministrazione - n. 3-02224)

PRESIDENTE. L'onorevole Rossomando ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02224, concernente elementi in relazione allo stato di attuazione delle disposizioni previste dai commi 220 e 221 dell'articolo 1 della legge finanziaria per il 2007 in materia di confisca di beni per reati contro la pubblica amministrazione (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).

ANNA ROSSOMANDO. Signor Presidente, signor Ministro la crisi strutturale che attraversa l'Italia, a differenza degli altri Paesi, ha alcune caratteristiche specifiche. Tra queste vi è un'ingombrante e costosissima presenza del fenomeno della corruzione, che costa 60 miliardi di euro all'erario, ma soprattutto ha un costo in termini di sviluppo economico, di competitività e di produttività, tutte risorse che, tra l'altro, vengono a mancare su un altro versante di grande rilievo e di grande attualità, cioè quello della spesa e dell'impiego per fini sociali delle risorse del comparto pubblico.
Su iniziativa di diverse associazioni, tra le quali Cittadinanza attiva, e di alcuni parlamentari era stata presentata una proposta di legge, che poi ha avuto applicazione nella legge finanziaria, sull'impiego dei beni confiscati, derivanti da reati di corruzione, per fini similari a quelli che già sono in uso per i beni confiscati alla mafia.
Noi vorremmo sapere, appunto con questa interrogazione a risposta immediata, il numero dei processi per corruzione a cui risulta essere stata applicata questa normativa, l'entità e la tipologia dei beni confiscati, come siano state impiegate le risorse confiscate e quali siano gli interventi di edilizia scolastica e informatizzazione del processo, che erano i fini sociali per l'appunto individuati.

PRESIDENTE. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Dino Piero Giarda, ha facoltà di rispondere.

DINO PIERO GIARDA, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, i quesiti che sono stati indirizzati al Ministro della giustizia riguardano competenze diverse, molte delle quali sono di pertinenza di diversi ministeri, il Ministero dell'interno, dell'economia e delle finanze, fino al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca.
L'argomento è complesso e dettagliato e, pertanto, mal conciliabile con i tempi ristretti che ci sono imposti dal Regolamento parlamentare in materia di question time. La risposta sarà, quindi, sintetica cercando di distinguere tra le diverse competenze dei diversi ministeri.
Per quel che riguarda il Dicastero della giustizia, si fa presente che il decreto legislativo n. 159 del 2011, il cosiddetto codice antimafia, ha provveduto a recepire le modifiche introdotte dall'articolo 1, comma 221, della legge finanziaria per il 2007. In merito si evidenzia, però, che il suddetto codice antimafia ha abrogato i commi 220-221 dell'articolo 1 della legge finanziaria per il 2007 in seguito alla caducazione della legge n. 575 del 1965, in materia di disposizioni antimafia, così come modificata proprio dal predetto articolo 1, commi 220-221. Il suddetto codice non prevede le specifiche destinazioni del finanziamento degli interventi per l'edilizia scolastica e per l'informatizzazione del processo, di cui al comma quinto dell'articolo 2-undecies della legge n. 575 del 1965.

Peraltro, nella vigenza dell'attuale disciplina trova applicazione una confisca estesa anche ai reati contro la pubblica amministrazione ai sensi dell'articolo 12-sexies del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306. La verifica della sua attuazione è stata richiesta ai diversi uffici giudiziari perché la direzione generale di statistica della giustizia effettua una rilevazione sulla base della quantificazione giuridica del fatto e non in relazione all'eventuale confisca dei beni.
Il dato numerico potrà, quindi, essere riferito soltanto dai singoli uffici giudiziari all'esito di un complesso monitoraggio avviato, ma non ancora concluso.
Allo stato, nella banca dati gestita dalla direzione generale della giustizia penale risultano, nel periodo compreso negli ultimi tre anni, ventuno procedimenti non ancora definiti, nei quali è stata adottata una misura cautelare ai sensi dell'articolo 12 citato, per un totale di 1114 beni di varia natura e tipologia.
Con riguardo poi agli interventi per l'edilizia scolastica di interesse del Ministero dell'istruzione, è in corso un lavoro istruttorio per pervenire alla definizione di un protocollo di intesa a più firme.
Venendo, infine, al Ministero dell'interno, il cosiddetto codice antimafia ha delimitato le competenze dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, non comprendendo i reati contro la pubblica amministrazione.
Come evidenziato dal Ministero, fino all'istituzione dell'Agenzia nazionale la competenza in materia di confische era attribuita all'Agenzia del demanio. Detto ciò, nella consapevolezza della complessità della materia determinata in parte da interventi normativi che si sono susseguiti nel tempo, si assicura che il Governo mantiene ferma l'azione sul monitoraggio già disposto con il coinvolgimento delle istituzioni competenti e non mancherà di informare dei suoi esiti il Parlamento nelle sedi opportune.

PRESIDENTE. L'onorevole Rossomando ha facoltà di replicare.

ANNA ROSSOMANDO. Signor Presidente, mi soddisfa molto parzialmente la risposta, so che era complessa l'indagine. Mi limito ad alcune brevissime osservazioni: spero che il fatto che la normativa non sia stata trasposta nel codice antimafia sia frutto di una svista alla quale naturalmente noi come Partito Democratico ci impegniamo a porre rimedio approfittando della discussione della legge sulla corruzione, ampliando anche le ipotesi.
Abbiamo già prodotto delle proposte emendative con particolare riferimento a casi particolari di riparazione pecuniaria e credo comunque che sia assolutamente da ampliare questo aspetto, perché si tratta di reati che colpiscono la collettività - sono contro la pubblica amministrazione e, quindi, più di altri colpiscono proprio quel bene collettivo, quel bene comune che è rappresentato dall'attività tutta dello Stato - e, quindi, a maggior ragione l'impiego per fini sociali è particolarmente importante e utile.
Si tratta di strade anche molto concrete per dare attuazione e far fronte ad una questione di risorse per fini sociali di cui si sente molto il bisogno.
Seguiremo con impegno questo monitoraggio - mi avvio alla conclusione, signor Presidente - perché certamente, stando più nello specifico del comparto giustizia, al di là dei tagli e della mancanza di risorse, un problema molto serio e concreto è dove vanno a finire quelle seppur magre risorse che vengono reperite a vario titolo da sequestri, confische e altro e che potrebbero essere utilizzate innanzitutto per far funzionare il comparto giustizia.
Alessandro Cossu

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