Asili nido

  • Per venire incontro alle difficoltà delle madri lavoratrici e favorire il rientro al lavoro dopo il congedo di maternità obbligatorio, la legge 92/2012 dà la possibilità alle madri di richiedere un contributo per il pagamento di una baby sitter o un contributo per il pagamento della retta dell’asilo. Il contributo, pari a 300 euro mensili, può essere richiesto per un massimo di 6 mesi divisibile solo per frazioni mensili intere. Approfondisci

  • Gli asili nidi non esisteranno più, è questa la proposta contenuta all'interno di una legge presentata dal PD ora al vaglio della Settima Commissione del Senato e vicina al voto. I nidi saranno accorpati alle materne, ci sarà un'unica scuola per i bambini dagli 0 ai 6 anni. Ma quali saranno i costi per le famiglie? A loro carico sarà solo il 20% della retta.

  • adeguamento antincendio

    Firmato uno slittamento ulteriore per le norme antincendio sia per scuole che per nidi. Un emendamento al decreto legge Semplificazioni prevede infatti un rinvio dal 31 dicembre 2018 al 31 dicembre 2021 per le scuole ed al 31 dicembre 2019 per i nidi, introducendo anche la realizzazione di un piano triennale degli interventi con l'obiettivo di semplificare e razionalizzare le procedure di adeguamento alla normativa antincendio. Secondo la prima versione del decreto entro il 1° gennaio 2019, tutte le scuole dovevano essere dotate del Certificato Prevenzione Incendi e dovevano rispettare le norme previste da un decreto del 92, per gli asili nido invece la normativa di riferimento è del 2014. La scadenza per mettersi in regola ora slitta ulteriormente. Il quadro della situazione degli istituti riguardo le norme antincendio è davvero problematico, secondo il MIUR sono il 58% le scuole non a norma.

  • Un crollo ogni tre giorni di scuola, mai così tanti dal 2013. È quanti ne ha censiti Cittadinanzattiva, attraverso la rassegna stampa locale, fra settembre 2018 e luglio 2019. Meno interessati da questi episodi gli asili nido che presentano uno stato di sicurezza più adeguato rispetto al resto degli edifici scolastici, ma ancora insufficiente: più di due nidi su cinque sono in regola con le certificazioni (di agibilità statica, presente nel 42%, rispetto al 26% delle scuole di altro ordine gradi; di agibilità igienico-sanitaria -  47%, vs 36%; di prevenzione incendi – 41%, vs 33%). Anche meglio manutenuti visto che i nidi sono stati interessati da interventi di manutenzione ordinaria in due casi su tre, rispetto al 27% delle altre scuole. Non brillano invece dal punto di vista della “sicurezza sismica”: solo il 15% ha effettuato le verifiche di vulnerabilità (rispetto al 29% degli altri istituti), appena il 4% è stato migliorato sismicamente (vs 9%), e ancor meno, il 2%, è stato del tutto adeguato sismicamente (vs 5%).

    Sono questi alcuni dei dati che emergono dall’Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola, giunto alla sua diciassettesima edizione e presentato a Roma da Cittadinanzattiva, alla presenza del Ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti. Il focus specifico di questa edizione, dedicato agli asili nido, nasce dall’esigenza di sapere quali siano le condizioni dal punto di vista strutturale e di sicurezza interna degli asili nido italiani (11.027)  frequentati da oltre 320.000 piccolissimi utenti, dal momento che l’Anagrafe dell’edilizia scolastica non li contempla, ad eccezione di pochissimi Comuni, che già li hanno forniti volontariamente.

  • Un crollo ogni tre giorni di scuola, mai così tanti dal 2013. È quanti ne ha censiti Cittadinanzattiva, attraverso la rassegna stampa locale, fra settembre 2018 e luglio 2019. Meno interessati da questi episodi gli asili nido che presentano uno stato di sicurezza più adeguato rispetto al resto degli edifici scolastici, ma ancora insufficiente: più di due nidi su cinque sono in regola con le certificazioni (di agibilità statica, presente nel 42%, rispetto al 26% delle scuole di altro ordine gradi; di agibilità igienico-sanitaria -  47%, vs 36%; di prevenzione incendi – 41%, vs 33%). Anche meglio manutenuti visto che i nidi sono stati interessati da interventi di manutenzione ordinaria in due casi su tre, rispetto al 27% delle altre scuole. Non brillano invece dal punto di vista della “sicurezza sismica”: solo il 15% ha effettuato le verifiche di vulnerabilità (rispetto al 29% degli altri istituti), appena il 4% è stato migliorato sismicamente (vs 9%), e ancor meno, il 2%, è stato del tutto adeguato sismicamente (vs 5%).

    Sono questi alcuni dei dati che emergono dall’Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola, giunto alla sua diciassettesima edizione e presentato oggi a Roma da Cittadinanzattiva, alla presenza del Ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti. Il focus specifico di questa edizione, dedicato agli asili nido, nasce dall’esigenza di sapere quali siano le condizioni dal punto di vista strutturale e di sicurezza interna degli asili nido italiani (11.027)  frequentati da oltre 320.000 piccolissimi utenti, dal momento che l’Anagrafe dell’edilizia scolastica non li contempla, ad eccezione di pochissimi Comuni, che già li hanno forniti volontariamente.

  • INFORMAP 800X450 01

    INFORMAP (www.cittadinanzattiva.it/informap) è il portale informativo dedicato ai consumatori con l’obiettivo di contribuire ad aumentare la conoscenza sui servizi pubblici locali, al fine di incrementare la consapevolezza dei cittadini circa i propri diritti. Sul portale, grazie ad una cartina navigabile sarà possibile avere informazioni sui servizi pubblici locali per tutti i capoluoghi di provincia italiani. Al momento sono disponibili informazioni su costi, qualità e tutele riguardo al servizio gestione rifiuti e agli asili nido comunali. A breve la piattaforma sarà arricchita anche con le informazioni riguardanti acqua e trasporto pubblico locale.

  • serviziincomune

    Il prossimo 26 ottobre a Roma, Cittadinanzattiva presenterà il report relativo alle tariffe e alla qualità delle mense scolastiche e dei nidi. L'evento si svolgerà presso la Sala Igea dell'Istituto della Enciclopedia Treccani in piazza dell'enciclopedia n.4. Per partecipare è necessario accreditarsi al seguente indirizzo di posta elettronica: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  • Rinnovato anche per il 2018 il Bonus asilo nido

    La Legge di Bilancio 2018 ha riconfermato per l’anno corrente il bonus asilo nido erogato dall’Inps a sostegno delle famiglie con bambini; è possibile utilizzarlo per il pagamento delle rette dell’asilo nido senza distinzione tra pubblico e privato. L’importo ammonta ad € 1000 e la domanda per l’ottenimento del contributo può avvenire entro il 31 dicembre 2018.
    La richiesta può essere effettuata dalle famiglie con figli nati, adottati o in affido dal 1° gennaio 2016 in poi, senza limite di reddito Isee, i quali risultano iscritti all’asilo e da famiglie di bambini malati cronici con necessità di cure presso il proprio domicilio.

  • Sono alcuni dei risultati di un’indagine promossa dal portale Facile.it. E le spese sono elevate anche per nidi privati e babysitter: nel 2019 quasi una famiglia su due con bimbi fino ai 3 anni ha dovuto ricorrervi..

    Secondo quanto emerso dall’indagine, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione italiana con figli di età compresa fra 0 e 3 anni, per le sole spese “ordinarie” legate ai 9 mesi di gravidanza - includendo quindi, ad esempio, visite, analisi, farmaci, abbigliamento, culla e tutto il necessario in vista dell’arrivo del bebè - in media si spendono 3.411 euro per il primo il primo figlio e 2.754 euro dal secondo in poi. Il primo figlio, insomma, pare costare il 24% in più.

  • mense.asilinido

    Una famiglia media italiana, con un bimbo al nido e un altro alla materna o primaria, spende al mese 382, precisamente 300€ per la retta dell’asilo e 82€ circa per la mensa.

    Le tariffe restano sostanzialmente stabili a livello nazionale per gli asili nido, in leggera crescita per le mense scolastiche (+0,7% nell’infanzia, +1,4% nella primaria). A pesare sono soprattutto le differenze regionali e fra i singoli capoluoghi di provincia: per i nidi si va dai 100€ al mese di Catanzaroai 515€ di Lecco; per la mensa scolastica dai 32€ di Barletta ai 128€ di Livorno.

    Il Sud, virtuoso sui costi, pecca però sulla disponibilità di posti all’asilo nido e sulla carenza del servizio di ristorazione scolastica. La copertura dei nidi sulla potenziale utenza è solo dell’11,2%, rispetto alla media nazionale del 21,7%; in sette regioni del Sud e delle isole, più dei due terzi dei bambini non usufruisce del servizio mensa.

    Sul “piacere” di mangiare a scuola, permangono giudizi contrastanti da parte degli studenti: più di uno su due (57%) sostiene di farlo volentieri, ma solo il 14% gradisce tutti i cibi serviti (verdure e pesce i più rifiutati); la monotonia del cibo, le scarse porzioni e l’ambiente triste e disadorno sono tra i principali motivi per cui il 43% degli studenti non ama mangiare a scuola. Il 59% del cibo avanzato viene buttato.

  • mense.asilinido

    Tariffe stabili per i nidi, in leggero aumento per le mense. Ai bambini piace mangiare in compagnia, ma solo uno su dieci consuma tutto.

    Una famiglia media italiana, con un bimbo al nido e un altro alla materna o primaria, spende al mese 382, precisamente 300€ per la retta dell’asilo e 82€ circa per la mensa.

    Le tariffe restano sostanzialmente stabili a livello nazionale per gli asili nido, in leggera crescita per le mense scolastiche (+0,7% nell’infanzia, +1,4% nella primaria). A pesare sono soprattutto le differenze regionali e fra i singoli capoluoghi di provincia: per i nidi si va dai 100€ al mese di Catanzaroai 515€ di Lecco; per la mensa scolastica dai 32€ di Barletta ai 128€ di Livorno.

  • jMamma mi leggi una storia

    Secondo gli ultimi dati forniti dall’Ispettorato nazionale del lavoro le neomamme che si sono licenziate sono state più di 25 milaLa ragione principale sono le grandi difficoltà che incontrano le donne nel riuscire a lavorare e prendersi cura dei propri figli contemporaneamente. Tra i costi alti dei nidi, gli stipendi bassi e i nonni spesso ancora al lavoro diventa difficile la gestione del tempo per le neomamme.

    A fotografare il Paese con gli occhi di delle donne lavoratrici è un dossier di Save the Children, pubblicato di recente,“Le Equilibriste. La maternità in Italia”, stila la classifica delle regioni italiane dove è più o meno facile essere madri, con le province autonome di Bolzano e Trento sul podio e la Campania fanalino di coda. Peggiora l'Emilia Romagna.

  • maltrattamenti asili nido
     
    Cittadinanzattiva su maltrattamenti in asili nido: la videosorveglianza non è la soluzione. Puntare sulla prevenzione anche attraverso il coinvolgimento delle famiglie
    "Verifica degli standard di qualità per le strutture pubbliche e private convenzionate; criteri stringenti di selezione del personale, formazione continua, vigilanza e controllo, istituzione di un coordinamento psico-pedagogico che supporti il personale, monitorando costantemente il mantenimento degli standard richiesti dal ruolo. Queste le priorità da affrontare nell'ottica di una revisione complessiva del sistema educativo rivolto ai più piccoli”, è quanto sostiene Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale della scuola di Cittadinanzattiva, in merito al caso dell’asilo Bicocca di Milano. E' questo solo l’ultimo degli episodi di maltrattamenti su minori, registrati in questi ultimi anni, che, aldilà di una prima naturale reazione di sgomento e di riprovazione, impongono l’avvio di una riflessione pubblica e l’adozione di un sistema articolato di provvedimenti anche di tipo normativo, volti a prevenire e non solo a reprimere tali comportamenti e azioni.
  • piu sai piu sei new copy

    La campagna di comunicazione “Più sai, più sei” - realizzata nell'ambito del progetto “Consapevolmente consumatore, ugualmente cittadino”e finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico (DM 7 febbraio 2018) - è online anche su Facebook alla pagina
    Con quest'iniziativa, i promotorim - Cittadinanzattiva, Confconsumatori e Movimento Consumatori - intendono mettere a disposizione strumenti pratici per accrescere la consapevolezza del cittadino a muoversi con maggiore facilità tra i propri diritti.

  • disinformazione online

    L'Agcom - Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – segnala che anche nel primo bimestre 2019, cresce la disinformazione online prodotta in Italia.
    Come era già stato riportato in questa newsletter, la piaga della disinformazione online rappresenta una minaccia da non sottovalutare.
    Gli organi di informazione, i blog, le testate giornalistiche online e quant’altro produca contenuti web, producono ancora troppo spesso notizie distorte e poco attendibili.

  • 13 settembre a Bologna presso la sede regionale di Cittadinanzattiva Emilia Romagna si svolgerà il primo incontro di formazione interregionale sui vaccini rivolto agli attivisti del Tribunale per i Diritti 1

    Lo scorso martedi 4 settembre alle ore 7:20 Antonio Gaudioso, Segretario generale di Cittadinanzattiva Onlus, è stato ospite di Mattina Rai1 per parlare di Asili nido, in particolare di tariffe e copertura delle richieste. Guarda l'intervistaa Antonio Gaudioso dal minuto 11'16'' al 15'28'

  • Indagine di Cittadinanzattiva sugli asili nido comunali:
    al Nord le città più care, Lecco la provincia più costosa, a Siena invece l’incremento record (+33% rispetto al 2012/13)
    Un bimbo su tre resta senza posto

    309 euro al mese: tanto costa mediamente in Italia mandare il proprio figlio all’asilo nido comunale, con notevoli differenze territoriali fra Nord, Centro e Sud, e fra le diverse province. Un costo che rappresenta il 12% delle uscite mensili di una famiglia tipo e che, considerando che gli asili nido in media vengono utilizzati per 10 mesi l’anno, ammonta a circa 3100 euro annuali.
    Gli asili più costosi al Nord (380 euro) seguiti dal Centro (322) e infine dal Sud (219). La regione più economica è la Calabriacon una tariffa media mensile di 139 euro, la più costosa la Valle D’Aosta con in media 432 euro. Fra le province il primato dei costi più alti spetta a Leccocon 515 euro al mese (5150 euro all’anno), mentre Vibo Valentia è la più economica con 120 euro mensili (1200 l’anno).

  • Il contributo baby sitting o asilo nido non è stato prorogato per il 2019.  Chi aveva chiesto e ottenuto il bonus baby sitter o asilo nido lo deve consumare entro la fine dell'anno corrente. La misura era stata pensata per le mamme che successivamente al congedo di maternità, chiedessero, in alternativa al congedo parentale, il voucher per l'acquisto di servizi di baby sitting oppure un contributo per fare fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l'infanzia o dei servizi privati accreditati (bonus asilo nido), per un massimo di sei mesi.

  • baby sitting

    L’Inps informa che il contributo per l’acquisto di servizi di baby-sitting (comunemente noto come “voucher per la babysitter”) non è stato prorogato per il 2019 e dunque sarà fruibile solo a coloro che l’hanno richiesto entro il 2018.
    L’agevolazione, introdotta dalla riforma Fornero nel 2013, prevedeva un sostegno fino a 600€ mensili per la copertura delle spese di baby sitting consentendo alle madri di non utilizzare il periodo di maternità facoltativa. La perdita del contributo andrà a gravare in particolar modo sulla condizione delle lavoratrici autonome alle quali non spetta il congedo di maternità obbligatoria, riservato alle sole dipendenti.

  • callcenter piusaipiusei 01 copy copy copy

    Cittadinanzattiva mette a disposizione un call center gratuito dedicato: 06 36718040 attivo il lunedì dalle 14:30 alle 17:30 e il mercoledì e venerdì dalle 10 alle 13.

    Il servizio nasce per tutelare i diritti dei cittadini che riscontrano difficolta con rifiuti, acqua, trasporto pubblico locale ed asili nido comunali.

    Facciamo qualche esempio.

    La tua bolletta dell’acqua è troppo cara?

    Se consideri la tua bolletta eccessivamente cara, verifica i tuoi consumi (fai un confronto tra quanto fatturato e i consumi effettivi che puoi verificare leggendo il tuo contatore e facendo anche dei confronti con i consumi pagati nelle precedenti bollette). Potrebbe esserci un errore di fatturazione da parte del gestore e puoi chiedere una rettifica, oppure potrebbero esserci delle perdite di cui non sei a conoscenza (perdite occulte), che hanno fatto lievitare in tuoi consumi (in questo caso potrebbero essere previsti degli sgravi in bolletta, in base a quanto definito dal tuo gestore nel Regolamento d’utenza che puoi trovare sul sito del gestore) , o ancora il tuo contatore potrebbe non funzionare adeguatamente. In quest’ultimo caso puoi chiedere una verifica del contatore da parte del gestore.

  • Domani su CorriereMagazine l’indagine di Cittadinanzattiva sugli asili nido comunali in Italia, tra caro rette e liste di attesa: il 23% dei bimbi non riesce ad accedervi

    Esce domani sul Magazine del Corriere della Sera lo studio di Cittadinanzattiva su quanto costa in Italia mandare i propri figli all’asilo nido comunale fra alti costi, disparità economiche tra aree del Paese difficili da giustificare e difficoltà di accesso: Il 23% dei bimbi non riesce ad accedervi, dato in lieve miglioramento (-1%) rispetto all’ultimo rilevamento che attestava al 24% la percentuale di bimbi che rimanevano esclusi.

  • Indagine di Cittadinanzattiva sugli asili nido comunali in Italia, tra caro rette e liste di attesa: il 23% dei bimbi non riesce ad accedervi. Lecco la più cara (572 € al mese), a Udine l'incremento record (+23% rispetto al 2006/2007)

    290 euro al mese che, considerando 10 mesi di utilizzo del servizio, portano la spesa annua a famiglia a circa 3.000€. Tanto costa mediamente in Italia mandare il proprio figlio all'asilo nido comunale, fra difficoltà di accesso, alti costi e disparità economiche tra aree del Paese difficili da giustificare: in una provincia, la spesa mensile media per il tempo pieno può avere costi anche tre volte superiori rispetto ad un'altra provincia, e doppi tra province nell'ambito di una stessa regione.

  • Cittadinanzattiva scrive a Tremonti su rimborso del bonus bebè: moratoria sulle sanzioni, si limiti la richiesta ai mille euro erogati. Una guida per tutelarsi e raccontare le proprie "disavventure" su www.cittadinanzattiva.it

    "Caro(nomedelbimbo),felicitazioniperiltuoarrivo!" così esordiva la lettera, che l’allora Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, indirizzava ai nascituri. E proseguiva: "losaichelanuovaleggefinanziariatiassegnaunbonusdi1.000euro?Ituoigenitoripotrannoriscuoterlopressoquestoufficiopostale".

  • bonus asilo nido

    Secondo la circolare n. 14 del 29 gennaio dell’Inps dal 29 gennaio fino al 31 dicembre 2018 è possibile presentare la domanda per richiedere il Bonus asilo nido per tutti i bambini nati dopo il 1° gennaio 2016.
    L’importo massimo del contributo è di € 1.000 annuali e per presentare la richiesta non ci sono limiti reddituali. Il bonus viene erogato fino ad esaurimento dei fondi a disposizione che, per l’anno in corso sono 250 milioni. I fondi sono destinati al rimborso delle rette per asili nido pubblici e privati autorizzati nonché per chi richiede supporto presso la propria abitazione per i bambini, minori di 3 anni, con gravi patologie croniche.  Il contributo viene erogato mensilmente dietro presentazione dei giustificativi degli avvenuti pagamenti delle rette mensili. La rata massima mensile è di € 90,91. L’importo viene accreditato direttamente al beneficiario che ha sostenuto il pagamento.

  • Collecchio asili aperti tutto lanno

    Il Comune di Collecchio nei giorni scorsi ha preso una decisione molto importante per i servizi erogati dal proprio Comune, i nidi saranno aperti tutto l'anno, senza interruzione nel periodo estivo. Un modo per venire incontro alle esigenze delle famiglie, in particolare alle donne che lavorano che in questo modo saranno facilitate nel conciliare la propria vita lavorativa con quella familiare. Le strutture saranno aperte sempre, tranne nei giorni di festività nazionale e con un limite dei genitori di scegliere 4 settimane di assenza obbligatoria nel periodo estivo, almeno 3 consecutive. Il servizio non avrà costi aggiuntivi per le famiglie rispetto allo scorso anno.

  • Indagine di Cittadinanzattiva sugli asili nido comunali in Italia, tra caro rette e liste di attesa.
    Costi: al Nord le città più care, a Bologna l’incremento record (+29,7% rispetto al 2010/11)
    Disponibilità di posti: in media, il 23,5% dei bimbi non riesce ad accedervi, in Calabria e Campania si sfiora il 40%

    302 euro al mese che, considerando 10 mesi di utilizzo del servizio, portano la spesa annua a famiglia a più di 3.000€. Tanto costa mediamente in Italia mandare il proprio figlio all’asilo nido comunale, fra difficoltà di accesso, alti costi e disparità economiche tra aree del Paese difficili da giustificare: in una provincia, la spesa mensile media per il tempo pieno può avere costi anche tre volte superiori rispetto ad un’altra provincia, e doppi tra province nell’ambito di una stessa regione.
    Ad esempio, a Lecco la spesa per la retta mensile, di 547€, è 7 volte più cara rispetto a Catanzaro (70€), il triplo rispetto a Roma (146€) e più che doppia rispetto a Milano (232€). Marcate differenze anche all’interno di una stessa regione: in Veneto, la retta più cara, in vigore a Belluno (525€ mese per il tempo pieno) supera di 316€ la più economica registrata a Venezia. Analogamente nel Lazio la retta che si paga a Viterbo (396€) supera di 250€ la più economica registrata a Roma. E le differenze ci sono anche tra le realtà che hanno il tempo ridotto: al Sud, in Sicilia tra la retta di Caltanissetta (220€) e quella di Agrigento la differenza è di 130€.

  • asili nido 2015 02 20

    Cittadinanzattiva su dati Istat su asili nido comunali:
    costi e liste di attesa scoraggiano le iscrizioni. 309 euro la spesa media mensile; un bimbo su tre resta fuori.

     “Il calo delle iscrizioni agli asili nido comunali (circa 2.600 utenti in meno nel 2012-2013 rispetto all'anno precedente), segnalato oggi dall’Istat, è una triste conferma alla crescente difficoltà per le famiglie di sostenere una spesa media di 309 euro al mese, pari al 12% delle uscite mensili Altrettanto scoraggiante sulla domanda risulta essere la scarsa disponibilità di posti nei nido comunali: uno su tre resta fuori, con punte del 71% in Basilicata e del 65% nel Lazio”, questo il commento di Tina Napoli, responsabile politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva, in merito ai dati presentati oggi dall’Istat sull'offerta di asili nido nei Comuni italiani.

  • Caro(nomedelbimbo),felicitazioniperiltuoarrivo!" così esordiva la lettera, che l’allora Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, indirizzava ai nascituri. E proseguiva:"losaichelanuovaleggefinanziariatiassegnaunbonusdi1.000euro?Ituoigenitoripotrannoriscuoterlopressoquestoufficiopostale".

  • con dossier asili nido 2015 800x450

    Asili nido: tariffe stabili, ma troppi bimbi in attesa di un posto.
    311 euro la retta media mensile, Lecco il capoluogo più costoso, a Cosenza incremento record. Ecco i dati della Indagine 2015 di Cittadinanzattiva

    311 euro, a tanto ammonta la retta media mensile per un bimbo iscritto all’asilo nido comunale. Un costo che incide del 12% sulla spesa sostenuta ogni mese da una famiglia media italiana e che varia, anche in maniera consistente, a livello regionale e provinciale. La regione più costosa la Valle D’Aosta (440 euro), quella più economica la Calabria (164 euro) che, rispetto al 2013/2014, ha però registrato l’incremento più consistente (+18%) a livello nazionale.

  • con dossier asili nido 2015 800x450

    311 euro, a tanto ammonta la retta media mensile per un bimbo iscritto all’asilo nido comunale. Un costo che incide del 12% sulla spesa sostenuta ogni mese da una famiglia media italiana e che varia, anche in maniera consistente, a livello regionale e provinciale. La regione più costosa la Valle D’Aosta (440 euro), quella più economica la Calabria (164 euro) che, rispetto al 2013/2014, ha però registrato l’incremento più consistente (+18%) a livello nazionale.

  • Gli asili nido fanno parte dei servizi pubblici locali ossia di tutti quei servizi che fanno capo ad un comune, provincia o altro ente territoriale. Devono essere un luogo sicuro di cura e crescita per i bambini, nel quadro di una politica di tutela dei diritti dell’infanzia.

  • Chi, come e entro quando è possibile richiedere il bonus? Dalle ore 10:00 del 17 luglio 2017 è possibile presentare sul sito dell’Inps le domande per ottenere i 1.000 euro di contributo a sostegno delle famiglie. Il bonus rientra tra gli interventi del Governo a sostegno delle famiglie, ha un tetto massimo di mille euro e può essere richiesto compilando una domanda specifica da parte di un genitore per far fronte al pagamento delle rette del nido (pubblico o privato autorizzato) frequentato da bambini nati o adottati/affidati dal 1° gennaio 2016 e alla retribuzione dei servizi di assistenza domiciliare necessari a bambini di età inferiore ai tre anni che non possono frequentare gli asili nido a causa di gravi patologie croniche.Chi, come e entro quando è possibile richiedere il bonus?

  • asili nido bonus

    Dal prossimo 28 gennaio sarà attivo sul sito dell'INPS il servizio online per richiedere il bonus asilo nido per il 2019. Il contributo, fino a un importo massimo di 1.500 euro su base annua, può essere corrisposto a beneficio di bambini nati, adottati o affidati dal 1° gennaio 2016 per contribuire al pagamento delle rette degli asili nido pubblici e privati autorizzati.

  • BONUS NIDO

    Sul sito web dell'INPS è stata pubblicata l'attesa circolare che dà il via alla presentazione delle domande per il contributo relativo al 2020. Essendo una misura ad esaurimento, la circolare Inps (n. 27 del 14 febbraio 2020) precisa che il bonus, essendo erogabile entro il limite di spesa di 520 milioni, verrà accordato "secondo l'ordine cronologico di presentazione telematica della domanda".

  • La proposta di introdurre la ‘tariffa di frequenza’ è la Giunta Merola in una delibera del 21 novembre. Delibera che disciplina il sistema tariffario per la frequenza ai 48 nidi e alle 67 materne comunali; più il pagamento di refezione, pre e post scuola e trasporti che riguarda anche le elementari statali. ‘Modifica al sistema vigente’, si legge nel titolo. Più che una modifica, una rivoluzione per le scuole dell’infanzia comunali frequentate da più di 8mila bambini dai 3 ai 5 anni.

  • "C'è un nido?" questo il titolo dell'ultima indagine realizzata dall'Osservatorio Prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva. 311 euro è la retta media che le famiglie italiane spendono ogni mese per un bimbo iscritto all’asilo nido comunale.

  • Aumentano le rette e diminuiscono le iscrizioni degli asili nido: il fenomeno è in stretta correlazione con i pochi posti disponibili a fronte di un costo elevato che pesa sul budget delle famigli. 311 euro è la retta media mensile per un bimbo iscritto all’asilo nido comunale. Un costo che incide del 12% sulla spesa sostenuta ogni mese da una famiglia media italiana e che varia, anche in maniera consistente, a livello regionale e provinciale. La regione più costosa la Valle D’Aosta (440 euro), quella più economica la Calabria (164 euro) che, rispetto al 2013/2014, ha però registrato l’incremento più consistente (+18%) a livello nazionale. Tra le città, Lecco risulta la provincia più cara (515 euro).

  • Nella regione Veneto l'accesso agli asili nido comunali sarà garantito prima ai bambini di genitori veneti o che risiedono in regione da almeno 15 anni. Questo è quanto sancito dalla proposta di legge approvata lo scorso 14 febbraio dal consiglio regionale che modifica la legge regionale n. 32 del 1990. La nuova proposta disciplina l'accesso agli asili nido comunali e sancisce i criteri di accesso al servizio solo per i "veneti" , per tutti gli altri l'accesso è garantito ma solo se c'è ancora posto.

  • L'Istat ha presentato una mappa aggiornata dei servizi educativi per la prima infanzia. Nel 2014/15 i posti nei nidi sono diminuiti, ma poiché i bambini sono sempre meno la percentuale di copertura è salita al 22,8%. Nonostante la disponibilità di posti sia molto lontana dall'obiettivo, molti restano vuoti. Anche perché ormai il 20,3% del costo del servizio è a carico delle famiglie.

  • BONUS NIDO copy

    L’offerta di posti e la domanda di ammissione

    Ciascun Comune può far fronte alla domanda di posti negli asili nido organizzando l’offerta secondo diverse forme di gestione, anche integrate tra di loro. Ci possono essere infatti:

    • asili nido comunali a gestione diretta. Si tratta di strutture educative gestite e coordinate dal Comune attraverso il proprio personale;
    • asili nido in concessione (gestione indiretta). Si tratta di strutture educative comunali affidate in gestione a soggetti terzi privati;
    • asili nido privati convenzionati (gestione indiretta). Sono strutture private che, avendo superato uno specifico percorso di accreditamento, sono convenzionate con il Comune e offrono gli stessi standard di qualità.

    Le regole per l’ammissione negli asili comunali sono determinate dall’apposito Regolamento comunale, che prevede criteri, organizzazione e funzionamento del servizio.

    Le domande d’iscrizione sono, per la maggioranza dei Comuni, da presentare in modalità on-line accedendo al portale del Comune di appartenenza della famiglia.

    La comunicazione di ammissione avviene generalmente attraverso la pubblicazione della graduatoria provvisoria, e trascorsi i termini per gli eventuali ricorsi e richieste di chiarimento, con la pubblicazione della graduatoria definitiva, nella quale è indicata l’assegnazione finale.

    Il costo del servizio per la famiglia

    Gli asili nido comunali rientrano nella gamma dei servizi a domanda individuale resi dal Comune a seguito di specifica domanda dell’utente. Contestualmente all’approvazione del Bilancio di previsione deve essere definita la misura percentuale di copertura dei costi di tutti i servizi a domanda individuale da parte dell’utenza. Chiaramente minori saranno le risorse a disposizione del Comune e maggiore sarà la contribuzione richiesta all’utente del servizio in oggetto.

    Come viene calcolato l'importo della tariffa?Nella quasi totalità dei casi le rette a carico delle famiglie sono determinate in base a degli scaglioni ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente). Tali scaglioni però variano molto da città a città: si passa da casi in cui sono presenti al massimo 3 fasce, a cui corrispondono quindi solo 3 tariffe differenziate, a quelli con anche 40 fasce, che definiscono gli importi a carico della famiglia con maggiore proporzionalità rispetto al reddito familiare.

    Come emerge dal nostro ultimo dossier sul servizio di asilo nido comunale, realizzato dall’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva (disponibile qui), la spesa media mensile per la famiglia tipo individuata, per l’anno scolastico 2019-2020, è di € 303 con una variazione in aumento dello 0,9% rispetto all’anno precedente.

    La figura seguente offre uno spaccato dei costi medi sostenute dalla famiglia tipo da noi presa in considerazione, regione per regione.

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    La regione in cui si registra la spesa media mensile più bassa è il Molise, dove però si rileva l’assenza del servizio nella città di Isernia, mentre sono le famiglie del Trentino Alto Adige a dover sostenere quella più alta.

    Aumenti delle rette hanno interessato prevalentemente le regioni del Sud Italia: Abruzzo, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia. Al contrario, le principali variazioni in diminuzione si collocano nelle regioni del Nord: Liguria e Piemonte.

    Sebbene gli incrementi riguardano le regioni meridionali (+5,1%) la spesa media più elevata continua a caratterizzare città collocate al Nord, come mostra l’immagine seguente.

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    I capoluoghi di provincia con le tariffe più basse si collocano invece tutti al Sud e sono: Catanzaro €100,  Cagliari €133, Crotone €140,  Ragusa €140, e Trapani €152.

    Il dettaglio dei costi per ogni città capoluogo di provincia è disponibile suINFORMAP - il portale dell'informazione per il consumatore

    Esenzioni - agevolazioni - riduzioni presenti a livello comunale, regionale e nazionale

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    Secondo le nostre rilevazioni, a livello comunale è stato riscontrato l’esplicito riferimento a possibili esenzioni dal pagamento della retta solo nel 48% circa dei casi.

    Si tratta soprattutto di nuclei familiari che versano in particolare stato di disagio socio economico e già seguiti dai Servizi sociali e dagli stessi segnalati al fine dell’ottenimento della gratuità del servizio.

    Nel 36,5% dei casi è prevista l’esenzione dal pagamento per i nuclei familiari che rientrano nella prima delle fasce ISEE individuate ai fini della determinazione delle rette. La situazione è comunque molto variegata in considerazione del fatto che le fasce differiscono notevolmente per ampiezza (da fasce € 0 - 1.500 a fasce € 0 - 7.500).

    Le rimanenti tipologie, ed in misura più limitata, riguardano l’accesso al servizio di bambini portatori di handicap grave (certificato) e nuclei familiari numerosi. Per quanto riguarda le riduzioni applicate alle rette in determinate circostanze spiccano soprattutto quelle dovute alla contemporanea frequenza del servizio nido o di altri servizi per l’infanzia di due o più bimbi appartenenti al medesimo nucleo familiare.

    Per quanto riguarda il livello regionale, risultano essere dieci le regioni che si distinguono in positivo per aver emanato disposizioni per misure volte al contenimento o abbattimento dei costi a carico delle famiglie per la frequenza dei nidi di infanzia.

     tabella

    Novità bonus nido 2020

    La legge 27 dicembre 2019, n. 160 ha incrementato, a decorrere dall’anno 2020, l’importo del contributo per il pagamento di rette relative alla frequenza di asili nido pubblici e privati, nonché per l’introduzione di forme di supporto presso la propria abitazione in favore dei bambini al di sotto dei tre anni, affetti da gravi patologie croniche.

    Ecco i nuovi importi destinati alle famiglie:

    • un massimo di 3.000 euro su base annua per i nuclei familiari in possesso di ISEE minorenni in corso di validità (riferito al minore per il quale è richiesta la prestazione) fino a 000 euro;
    • un massimo di 500 euro per i nuclei familiari con un ISEE minorenni compreso tra 25.001 e 40.000 euro;
    • fino a 500 euro nell’ipotesi di ISEE minorenni oltre la predetta soglia di 40.000 euro, ovvero in assenza dell’ ISEE.

    Il bonus nido si può richiedere sia online (tramite il servizio on line dedicato accessibile direttamente dal cittadino in possesso di un PIN INPS dispositivo, di una identità SPID o di una Carta Nazionale dei Servizi (CNS) per l'accesso ai servizi telematizzati dell'Istituto), sia tramite patronati o chiamando il Contact Center INPS.

    Per maggiori informazioni, consulta il sito dell’INPS

    La qualità e le tutele del servizio di asilo nido comunale

    Il primo strumento utile a disposizione dei genitori per farsi un’idea della qualità del servizio di asilo nido e delle forme di tutela a propria disposizione è la Carta della qualità del servizio.

    Ogni Comune dovrebbe avere questo documento all’interno del quale si esplicita l’impegno per il buon funzionamento del servizi educativo proposto dal nido nei confronti di tutti i bambini e delle loro famiglie, in un’ottica di corresponsabilità e compartecipazione, con l’intento di tutelare i bambini e di fornire adeguati strumenti di controllo e valutazione, sulla base delle normative in vigore.

    La Carta dei Servizi come strumento di tutela per i cittadini è stata introdotta con la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 gennaio 1994 denominata “Principi sull’erogazione dei servizi pubblici”.

    Dalle rilevazioni di Cittadinanzattiva condotte in tutti i capoluoghi di provincia italiani emerge che tale documento non solo non risulta essere presente ovunque, ma contiene delle informazioni non uniformi a livello nazionale.

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    Individuando una serie di informazioni ritenute più significative dal punto di vista del genitore che approccia il servizio, abbiamo rilevato una notevole disomogeneità nei contenuti, come riporta l’immagine seguente.

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    Rispetto alla fruizione del servizio di asilo nido comunale, il fatto che non esistono, come visto, strumenti uniformi per valutare il servizio e quindi pretendere migliori livelli di qualità, rende più complicato esigere il rispetto dei propri diritti e attivare le necessarie tutele in caso si subisca un disservizio.

    Con riferimento all’indagine da noi effettuata relativamente alle carte della qualità del servizio abbiamo visto come in quasi la metà dei casi non sia presente un’indicazione di contatto per effettuare una segnalazione o un reclamo. Dove presente il contatto, nella metà dei casi non è comunque indicato il tempo massimo entro il quale si ha diritto a ricevere una risposta.

    Il nostro consiglio ai genitori è comunque quello di leggere sempre il contenuto della Carta della qualità del servizio e del Regolamento del servizio.

    Il Regolamento generalmente fissa finalità e compiti delle strutture, regola l’accesso al servizio e l’organizzazione dello stesso, definisce la qualità del servizio e le modalità di partecipazione delle famiglie.

    La Carta dei servizi rende fruibili a tutte le famiglie interessate le informazioni utili e chiare sui diritti degli utenti, sulle procedure per accedere ai servizi e sulle modalità di erogazione dei servizi. Cosa fondamentale per la carta dei servizi, in un’ottica di tutela degli utenti, è quella di individuare obiettivi standard della qualità del servizio e controllare periodicamente il loro rispetto e la loro implementazione.

    Uno strumento di tutela a cui poter ricorrere, nel caso di pubbliche amministrazioni, per verificare ad esempio la trasparenza e la correttezza delle procedure, come ad esempio quella relativa alla pubblicazione della graduatoria di accesso al servizio secondo lo schema di punteggio descritto al momento dell’iscrizione, è l’accesso civico.

    Il 23 dicembre 2016 è entrato in vigore il decreto legislativo 97 del 25/06/2016 inerente l’introduzione dell’accesso civico generalizzato. Il decreto prevede che “chiunque” ha “diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione, nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti”, e può farlo attraverso l’accesso civico semplice o attraverso l’accesso civico generalizzato.

    Nel primo caso, chi fa richiesta non deve dimostrare di avere un interesse diretto verso una situazione giuridica e può chiedere informazioni riguardo la mancata pubblicazione di atti.

    Nel secondo caso, invece, “chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione”.

    Alla domanda di accesso l’amministrazione è obbligata a rispondere entro massimo 30 giorni non derogabili.

     

    Campagna informativa realizzata nell’ambito del progetto “Consapevolmente consumatore, ugualmente cittadino” finanziato dal Ministero dello sviluppo economico ai sensi del DM 7 febbraio 2018

    Per maggiori informazioni sul progetto clicca qui

    Visita il sito www.piusaipiusei.org

  • BONUS NIDO copy copy copy

    Ciascun Comune può far fronte alla domanda di posti negli asili nido organizzando l’offerta secondo diverse forme di gestione, anche integrate tra di loro. Ci possono essere infatti:

    • asili nido comunali a gestione diretta. Si tratta di strutture educative gestite e coordinate dal Comune attraverso il proprio personale;
    • asili nido in concessione (gestione indiretta). Si tratta di strutture educative comunali affidate in gestione a soggetti terzi privati;
    • asili nido privati convenzionati (gestione indiretta). Sono strutture private che, avendo superato uno specifico percorso di accreditamento, sono convenzionate con il Comune e offrono gli stessi standard di qualità.

    Le regole per l’ammissione negli asili comunali sono determinate dall’apposito Regolamento comunale, che prevede criteri, organizzazione e funzionamento del servizio.

    Le domande d’iscrizione sono, per la maggioranza dei Comuni, da presentare in modalità on-line accedendo al portale del Comune di appartenenza della famiglia.

  • La legge veneta in materia di asili nido prevede un accesso prioritario ai figli di chi è residente nella regione da almeno 15 anni. La Consulta ha bocciato la norma perchè contrasta il principio di uguaglianza, ed introduce un criterio irragionevole per l'accesso proprio perchè non vi è alcuna correlazione tra la prolungata residenza in Veneto e situazioni di bisogno e disagio.
    La norma infatti verrebbe contro i bisogni delle famiglie in difficoltà che non potrebbero pagare un nido privato e penalizzerebbe in particolare le madri .

  • asili nido i dati del nostro osservatorio prezzi e tariffe

    Una famiglia media italiana, con un bimbo al nido, spende al mese 303 nell’anno in corso 2019/2020, +0,9% rispetto al 2018/19.

    Italia divisa su tariffe, posti disponibili, agevolazioni per le famiglie: al Nord si registrano le rette più alte, ma anche maggiori misure di agevolazione per le famiglie; il Sud invece più contenuto sui costi, seppur in aumento rispetto all’anno precedente, pecca sulla disponibilità di posti.

    La retta più alta in Trentino Alto Adige, pari a 472€ in media, quella più bassa in Molise, 169€. Le regioni settentrionali si caratterizzano per una spesa media per le famiglie più elevata, ma in decremento rispetto all’anno precedente, stabile la spesa al Centro e in aumento invece nelle regioni meridionali (+5,1%).

  • Una famiglia media italiana, con un bimbo al nido, spende al mese 303 nell’anno in corso 2019/2020, +0,9% rispetto al 2018/19.
    Italia divisa su tariffe, posti disponibili, agevolazioni per le famiglie: al Nord si registrano le rette più alte, ma anche maggiori misure di agevolazione per le famiglie; il Sud invece più contenuto sui costi, seppur in aumento rispetto all’anno precedente, pecca sulla disponibilità di posti.
    La retta più alta in Trentino Alto Adige, pari a 472€ in media, quella più bassa in Molise, 169€. Le regioni settentrionali si caratterizzano per una spesa media per le famiglie più elevata, ma in decremento rispetto all’anno precedente, stabile la spesa al Centro e in aumento invece nelle regioni meridionali (+5,1%).

  • L’istituzione del servizio
    Il servizio di asilo nido comunale è stato istituito dalla Legge 1044 del 1971 come Servizio sociale di interesse pubblico finalizzato “alla temporanea custodia dei bambini per assicurare una adeguata assistenza alla famiglia ed anche per facilitare l’accesso della donna al lavoro nel quadro di un completo sistema di sicurezza sociale”. Data la loro natura socio-assistenziale la gestione di questi servizi rientra nelle competenze comunali mentre le funzioni di programmazione sono affidate alle Regioni. A partire dal 2000, ai servizi per la prima infanzia viene riconosciuto un ruolo cruciale, non solo nel sostegno alla genitorialità, ma anche come strumento fondamentale nei percorsi di crescita del bambino.

    La sentenza della Corte Costituzionale n. 467 del 2002 indica come «Il servizio fornito dall’asilo nido non si riduce ad una funzione di sostegno alla famiglia nella cura dei figli o in mero supporto per facilitare l’accesso dei genitori al lavoro, ma comprende anche finalità formative, essendo rivolto a favorire l’espressione delle potenzialità cognitive, affettive e relazionali del bambino».

    In tale ottica, la diffusione di questi servizi concorre a garantire le pari opportunità di educazione e di cura e a ridurre le disuguaglianze territoriali, economiche, etniche e culturali.

    Lo sviluppo del sistema di offerta dei servizi per la prima infanzia viene incentivato negli anni sia a livello nazionale che europeo. Nel 2002 il Consiglio europeo di Barcellona ha definito come traguardo per gli stati membri, in termini di posti disponibili nei servizi per la prima infanzia, la copertura di almeno un terzo della domanda potenziale, cioè il 33% dei bambini sotto i 3 anni entro il 2010, per sostenere la conciliazione della vita familiare e lavorativa e promuovere la maggiore partecipazione delle donne nel mercato del lavoro.

    Nel 2011, la Commissione Europea, con la comunicazione “Educazione e cura della prima infanzia: consentire a tutti i bambini di affacciarsi al mondo di domani nelle condizioni migliori”, sostiene che migliorare la qualità e l’efficacia dei sistemi di istruzione in tutta l’UE è una premessa d’importanza fondamentale per tutti gli aspetti della crescita.

    Le primissime esperienze dei bambini gettano le basi per ogni forma di apprendimento ulteriore. Iniziative di educazione e cura della prima infanzia di alta qualità, inoltre, favoriscono particolarmente i bambini disagiati, inclusi quelli provenienti da un contesto migratorio e a basso reddito. Possono aiutare a liberare i bambini da condizioni di povertà e da famiglie disfunzionali, contribuendo in tal modo al conseguimento degli obiettivi stabiliti dall’iniziativa faro Europa 2020 denominata “Piattaforma europea contro la povertà e l’esclusione sociale”.

    Con un successivo documento del 2013 “Investire nell’infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale”, la Commissione Europea raccomanda agli Stati membri di adottare ed applicare politiche volte ad eradicare la povertà e l’esclusione sociale dei minori e a promuovere il loro benessere mediante strategie multidimensionali basate sui seguenti tre grandi pilastri:

    • l’accesso a risorse sufficienti (favorendo la partecipazione dei genitori al mercato del lavoro e prevedendo altre tipologie di prestazioni quali incentivi fiscali, assegni familiari, assegni per l’alloggio e sistemi di reddito minimo garantito);
    • l’accesso a servizi di qualità a un costo sostenibile;
    • il diritto dei minori a partecipare alla vita sociale.

    In Italia, il Decreto legislativo n. 65 del 2017 riconduce i servizi educativi per l’infanzia nella sfera educativa piuttosto che assistenziale, con l’obiettivo di garantire la continuità del percorso educativo e scolastico dalla nascita fino ai sei anni di età. Dal punto di vista economico a partire dal 2007 sono stati previsti dal legislatore degli interventi finanziari. Il più emblematico è stato il Piano straordinario per lo sviluppo dei servizi socio educativi per la prima infanzia (legge finanziaria del 2007) che prevedeva un finanziamento statale e regionale triennale. Il Decreto dell’aprile 2017 ha istituito invece un Fondo nazionale per il Sistema integrato di educazione e di istruzione pari a 209 milioni di euro per l'anno 2017, 224 milioni di euro per l'anno 2018 e 239 milioni di euro a decorrere dall’anno 2019.

     

    La situazione nel nostro Paese
    Nonostante i citati provvedimenti, i dati relativi a questi anni di crisi prolungata ci dicono che le famiglie italiane sono fortemente in difficoltà ed hanno sempre meno risorse materiali e immateriali per continuare a svolgere un importantissimo ruolo per lo sviluppo armonico della società. Ne consegue la progressiva contrazione della fecondità, a cui si accompagnano l’aumento della disoccupazione femminile e la povertà infantile. Dall’ultima Relazione annuale sulle convalide delle dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri (Anno 2018) si evince che su un numero complessivo pari a 49.451 le dimissioni e le risoluzioni consensuali hanno riguardato principalmente le lavoratrici madri, a cui sono riferiti n. 35.963 provvedimenti, pari a circa il 73% dei casi. La motivazione più ricorrente permane l’incompatibilità tra l’occupazione lavorativa e le esigenze di cura della prole, pari a circa il 36% del totale. Nell’ambito della citata motivazione sono ricomprese le seguenti voci a giustificazione della necessità di lasciare il lavoro:

    • per l’assenza di parenti di supporto: 27% del totale;
    • per l’elevata incidenza dei costi di assistenza al neonato, es. asilo nido o baby sitter: 7% del totale;
    • per il mancato accoglimento al nido: circa il 2% del totale.

    Un focus sugli asili nido dell’Ufficio Valutazione Impatto del Senato della Repubblica dello scorso luglio 2018, analizzando i dati derivanti dagli interventi realizzati negli ultimi 10 anni, evidenzia alcuni nodi critici:

    • la limitata offerta del settore zero/tre: ancora lontana dagli obiettivi europei stabiliti nel 2002, è fortemente frenata dai finanziamenti disponibili - discontinui, frammentati e insufficienti - così che i costi continuano a gravare principalmente sui bilanci dei comuni e delle famiglie;
    • la disuguaglianza territoriale: il tasso di povertà materiale ed educativa dei bambini è in aumento, ed ai primi troviamo tutte regioni del sud: Campania, Sicilia, Calabria, Puglia e Molise.
    • le difficoltà nell’integrazione del sistema e della relativa governance, che deve essere raggiunta a tutti i livelli: tra pubblico e privato, tra nidi tradizionali e servizi integrativi, tra nord e sud, tra Stato, regioni e comuni, tra sociale ed educativo, tra profili professionali di educatori ed insegnanti.

    Uno spaccato dettagliato della situazione dell’offerta dei servizi educativi per la prima infanzia nel nostro Paese è fornito dall'Istat nello scorso marzo 2019 e relativo all’anno scolastico 2016/17 (ultimi dati disponibili).

    Ciò che si evince dallo studio è che in rapporto alla popolazione target, la dotazione complessiva di strutture è sotto il parametro del 33% fissato dall’Unione europea: infatti i posti disponibili corrispondono al 24% dei bambini residenti sotto i 3 anni, se consideriamo anche i servizi integrativi, e al 21,7% nel solo caso di asili nido(comprensivi di sezioni primavera). Nel corso degli anni l’offerta pubblica di asili nido e di servizi integrativi per la prima infanzia continua a far registrare ampi divari tra le regioni, sia in termini di spesa dei comuni che come numero di utenti. L’offerta è variabile anche all’interno delle singole regioni. I comuni capoluogo di provincia, ad esempio, hanno mediamente una maggiore dotazione di strutture rispetto al resto del territorio, con una copertura media in termini di posti disponibili del 31,8% dove la media per i Comuni non capoluoghi è di 20,8.

    Siamo quindi ancora lontani dal garantire le pari opportunità di educazione e di cura e una riduzione delle disuguaglianze territoriali, economiche, etniche e culturali che la diffusione di questi servizi dovrebbe concorrere a realizzare.

    Campagna informativa realizzata nell’ambito del progetto “Consapevolmente consumatore, ugualmente cittadino” finanziato dal Ministero dello Sviluppo economico ai sensi del DM 7 febbraio 2018.

    Per maggiori informazioni sul progetto clicca qui

    Visita il sito www.piusaipiusei.org

  • Dopo le denunce di alcuni genitori ed insegnanti sono partiti i controlli in 14 asili nido della capitale. Due sono stati chiusi: un asilo ospitava 31 bambini rispetto ai 15 per i quali era abilitato, un altro era del tutto abusivo. Leggi di più

  • E' quanto dovrebbe essere contenuto nell'intesa con le Regioni sul Piano triennale per lo sviluppo del sistema integrato di servizi educativi per l'età prescolare, la cosiddetta riforma 0-6 anni.

    Nido e scuola dell'infanzia escono dai servizi assistenziali per diventare a pieno titolo servizi educativi; previste risorse per la costruzione di nuove strutture e l'ammodernamento dei nidi già esistenti.

  • Oggi solo il 55 per cento delle madri italiane lavora, il 7 per cento è in cerca di lavoro mentre il 36 per cento è inattiva. Fra coloro che lavorano, il 40 per cento ha un contratto part-time e per quasi la metà dei casi non si è trattato di una scelta volontaria. Ad incidere sulla scelta, infatti, lo sconfortante rapporto reddito/retta dell'asilo, ossia - a dirlo in parole povere - le mamme guadagnano troppo poco - anche rispetto ai colleghi maschi e ai compagni - e gli asili nido, o le babysitter, costano troppo. Così alle donne conviene rinunciare al lavoro, o ridurre l'orario lavorativo, per accudire i figli e gravare meno sul bilancio familiare.

  • Indagine di Cittadinanzattiva sugli asili nido comunali in Italia, tra caro rette e liste di attesa. Costi: al Nord le città più care, a Foggia l’incremento record (+55% rispetto al 2009/10) Disponibilità di posti: in media, il 25% dei bimbi non riesce ad accedervi, in Sicilia sono il 42%

    302 euro al mese che, considerando 10 mesi di utilizzo del servizio, portano la spesa annua a famiglia a più di 3.000€. Tanto costa mediamente in Italia mandare il proprio figlio all’asilo nido comunale, fra difficoltà di accesso, alti costi e disparità economiche tra aree del Paese difficili da giustificare: in una provincia, la spesa mensile media per il tempo pieno può avere costi anche tre volte superiori rispetto ad un’altra provincia, e doppi tra province nell’ambito di una stessa regione.

  • A Bologna si è tenuto un incontro dal titolo: "Battiamo un colpo a proposito dei servizi prima infanzia. Parole e idee delle cooperative sociali", organizzato da Legacoop sociali. L'obiettivo dell'iniziativa è raccontare esperienze innovative presenti sul territorio emiliano e ipotizzare cambiamenti efficaci e il miglioramento dei servizi offerti alle famiglie, dei quali si discuterà in occasione degli "stati generali" di novembre organizzati dalla regione per puntare a nuove sfide per l'infanzia. Un esempio arriva dalla città di Faenza che, con il contributo della coop Zerocento, da quest'anno propone il part time pomeridiano dalle 14 alle 20 con cena al nido. Un'altra esperienza è rappresentata dal progetto "Karabak", promosso da varie coop e che coinvolge dieci nidi e circa 800 bambini.

  • asili nido e mense scolastiche presentato il nostro dossier 2017

    Una famiglia media italiana, con un bimbo al nido e un altro alla materna o primaria, spende al mese 380, precisamente 301€ per la retta dell’asilo e 80€ circa per la mensa.

    Le tariffe restano sostanzialmente stabili a livello nazionale negli ultimi tre anni, ma pesano molto le differenze regionali e fra i singoli capoluoghi di provincia: per i nidi si va dai 100€ al mese di Catanzaro e Agrigento ai 515€di Lecco; per la mensa scolastica dai 38€ di Barletta ai 128€ di Livorno.

  • asili nido e mense scolastiche presentato il nostro dossier 2017

    “Servizi in…Comune. Tariffe e qualità di nidi e mense”: rette stabili. Ma liste di attesa in aumento nei nidi e troppi sprechi a mensa

    Una famiglia media italiana, con un bimbo al nido e un altro alla materna o primaria, spende al mese 380, precisamente 301€ per la retta dell’asilo e 80€ circa per la mensa.
    Le tariffe restano sostanzialmente stabili a livello nazionale negli ultimi tre anni, ma pesano molto le differenze regionali e fra i singoli capoluoghi di provincia: per i nidi si va dai 100€ al mese di Catanzaro e Agrigento ai 515€ di Lecco; per la mensa scolastica dai 38€ di Barletta ai 128€ di Livorno.
    Il Sud, virtuoso sui costi, pecca però sulla disponibilità dei nidi. La copertura sulla potenziale utenza è solo del 7,6%, rispetto alla media nazionale del 20%.
    Sulle mense scolastiche, resistono i giudizi “in bianco-nero” dei piccoli utenti: mangiano felici in compagnia, ma vorrebbero cibi più vari, locali allegri, più tempo per mangiare e maggiore cortesia del personale addetto. Ancora troppi gli sprechi durante i pasti. E sulle Commissioni Mensa persistono grandi variabilità nella composizione e nel modo di operare.
    Questi i dati contenuti nel Dossier “Servizi in…Comune. Tariffe e qualità di nidi e mense”, presentato oggi da Cittadinanzattiva.

  • Esiste un documento che garantisca la qualità del servizio di asilo nido?

    Sì, dovrebbe. Infatti, anche gli asili nido, come tutti gli altri servizi erogati da una pubblica amministrazione, in seguito all'emanazione della Direttiva Ciampi-Cassese del 1994, dovrebbero dotarsi di una carta della qualità dei servizi contenente la definizione del servizio erogato, degli indicatori di qualità e delle modalità di tutela e partecipazione degli utenti.

    Un genitore immigrato extracomunitario può iscrivere suo figlio all'asilo nido?
    Sì, se dotato di regolare permesso di soggiorno può iscrivere il suo bambino all'asilo nido della città in cui risiede.

    È possibile prendere visione del regolamento e delle tariffe in vigore?
    Regolamento (es. informazioni su funzionamento del servizio, modalità di iscrizioni, accesso alle graduatorie, ecc.) e tariffe del servizio di asilo nido comunale vengono stabiliti annualmente mediante delibera comunale. Gli atti sono pubblici e possono essere richiesti dal singolo cittadino alla propria amministrazione di riferimento.

    Con che tempistica bisogna muoversi per l'iscrizione?
    Generalmente le iscrizioni per l'anno successivo si effettuano a partire dal mese di gennaio: si consiglia di informarsi sempre in modo tempestivo al fine di non restare esclusi dalla possibilità di iscrivere proprio figlio.

    (ultimo aggiornamento: gennaio 2012)

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    L’iscrizione al nido del proprio bambino è un momento molto importante e avere a propria disposizione alcuni consigli utili può fare la differenza a garanzia di una maggiore tranquillità nella scelta. Quanto ne sappiamo del servizio di asilo nido comunale? Della sua finalità ed organizzazione? Conoscere meglio il servizio può aiutarci in una scelta più serena. Questo primo approfondimento è dedicato a ripercorrere le tappe dell’istituzione del servizio e ad evidenziarne le criticità ad oggi persistenti.  Ulteriori approfondimenti e consigli utili su qualità, costi e tutele saranno disponibili nei prossimi numeri.

  • A 40 anni dalla entrata in vigore della legge 1044, che ha istituito gli asili nido in Italia, il Gruppo Nidi Infanzia fa il punto, e il 2 dicembre dà appuntamento in 1044 piazze italiane per un nuovo impegno per il futuro dei nostri bambini. Approfondisci. Leggi la ricerca di Cittadinanzattiva

  • 201mila in totale sono stati gli utenti iscritti tra il pubblico e il privato, che corrispondono a un 13% contro l'obiettivo preposto del 33% di posti da raggiungere". Questi i numeri forniti da Rita Visini, assessore alle Politiche sociali e Sport della Regione Lazio. Approfomdisci

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