“Libertà è partecipazione”, questo ritornello di una geniale canzone di Giorgio Gaber che risale al 1972 insieme con tutte le strofe che la componevano, vale più di un discorso politico lungo e complesso. Con la prodigiosa sintesi della poesia pronuncia una delle verità più controverse delle democrazie occidentali nate all’insegna della libertà. L’uomo, cioè l’essere umano, al centro della canzone vorrebbe misurare la sua libertà nella natura, nell’esplorazione scientifica, nella creatività artistica e nella democrazia (l’uomo “che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà”). Ma non basta dice Gaber perché “la libertà è partecipazione”. Perché dice così? Forse che la libertà non basta? Vediamo. Approfondisci